14° Incontro di Liberazione Animale e della Terra: 6 – 7 e 8 luglio

Vi segnaliamo che il 6 – 7 e 8 luglio si terrà il 14° Incontro di Liberazione Animale e della Terra, un’occasione importante per riflettere insieme sulle basi teoriche e sulle prassi di liberazione dei viventi e della Terra.

L’appuntamento è per venerdì 6 luglio a Ferrara con il presidio e il corteo contro la vivisezione. Al termine del corteo si parte per “La Casona” di Ponticelli (Nuova Casa del Popolo, via Ponticelli, 43 – Ponticelli di Malalbergo) dove avrà inizio il 14° Incontro di Liberazione Animale e della Terra.

Si possono scaricare la locandina e il programma completo.

Per maggiori informazioni: http://www.incontroliberazioneanimale.net/

CONTRO IL CAPITALISMO GAY, RIVOLTA FROCIA! – Resoconto del gay pride di Siena

Riportiamo di seguito il resoconto di alcun* compagn* che sono andat* al Toscana Pride a portare contenuti politici e critici contro l’assorbimento delle istanze frocie da parte del sistema capitalista e la strumentalizzazione della manifestazione da parte di partiti e istituzioni. Vogliamo ricordare che il Pride, in origine, era nato per tenere viva la memoria della rivolta di Stonewall, oggi permettere lo stupro dei valori fondanti della manifestazione accettando gli sponsor delle multinazionali, il patrocinio delle istituzioni, la partecipazione di partiti e di associazioni di forze dell’ordine significa togliere al Pride la possibilità di creare conflittualità e impoverirlo degli obiettivi originari di critica e lotta all’esistente. Pubblichiamo anche il volantino che trovate in fondo scaricabile in formato pdf. E rilanciamo l’evento Nessun* Norma Pride che si terrà a Torino il 28 giugno.

 

CONTRO IL CAPITALISMO GAY, RIVOLTA FROCIA!

-breve resoconto del gay pride di siena-

Di come gli/le organizzator/tric* del toscana pride si sono schierate con digos e fascist*.

 

Il 16 giugno a Siena si è tenuto il Toscana Pride. Alcun* di noi, stanch* dello svilimento politico portato avanti da chi organizza i pride, han voluto organizzarsi per portare contenuti politici e rabbia frocia al pride, per portare un’alternativa alla solita solfa pacificata e insulsa che ormai rappresenta ogni pride.

Ci siamo organizzat* per contestare sponsor, partiti politici, chi si dipinge di rosa una volta l’anno per poi proteggere i fascisti i restanti 364 giorni, la presenza di polis aperta, un’associazione di forze armate omosessuali ecc..

Siamo venute e venuti come promesso, e dopo la nostra entrata nella piazza, non approvata dall’organizzazione, che voleva avere tutto sotto controllo, imponendo solo la loro idea di come si debba stare in piazza, non lasciando spazio alla fantasia e libertà individuale. Abbiamo provato a inserirci nel corteo. Da subito alcuni membri dell’organizzazione ci hanno bloccato, per impedirci di entrare al corteo. “Abbiamo una lista” dicono, ma a noi importa assolutamente nulla, i cortei sono liberi, sticazzi delle liste, vogliamo entrare. Allora, nonostante sia evidente che la questione della lista sia solo una minchiata per non dichiarare il vero motivo del bloccare la nostra presenza, ovvero il nostro voler portare contenuti a una manifestazione pacificata sotto ogni punto di vista, arrivano altr* organizzator* a fare blocco per non permettere l’accesso dello spezzone frocio insurrezionale alla manifestazione. Ovviamente noi, come frocie ribell*, rifiutiamo qualsiasi dettame da qualsiasi autorità, e quindi senza il minimo dubbio, tentiamo di sfondare il blocco di organizzatori che prendono sempre più le sembianze di un cordone di polizia più che di organizzatori di un gay pride.
A quel punto la ciliegina sulla torta, gli organizzator* chiamano la Digos per intervenire, dichiarando quindi una volta per tutte da che parte stanno: dalla parte della repressione e dell’ordine. A quel punto allora, lo spezzone si scioglie, per poi riapparire meravigliosamente in mezzo al corteo poco dopo, SORPRESA. Iniziamo a portare contenuti, a smuovere un po’ un corteo silenzioso e pacificato, e ciò non viene accolto dall’organizzazione, mentre invece a decine si uniscono allo spezzone. Arrivano quindi questi soggetti imbruttiti a presidiare i lati del nostro spezzone e poco dopo vengono richiamati nuovamente i gendarmi senza divisa. A quel punto gli organizzatori iniziano una collaborazione attiva con la digos per far riprendere e fotografare i/le present* allo spezzone, che nel mentre però ha raccolto consenso, per cui è impossibile fermarlo.

Hanno tentato di fermarci ma non ci sono riuscit*. Abbiamo marciato dove volevamo e con i toni che più ci rappresentavano, abbiamo voluto esprimere la solidarietà con i/le compagn* in carcere, con i/le migrant* in lotta, abbiamo voluto ribadire il nostro odio per le forze di polizia, lo schifo del permettere al PD, un partito che ha sempre difeso fascisti e amici, di partecipare al pride. Abbiamo espresso solidarietà a chi ogni giorno combatte contro quest’esistente. Abbiamo voluto esprimere il nostro dissenso verso le politiche di decoro urbano e di gentrificazione, nei modi che più ci aggradano.

Abbiamo creato uno spezzone diverso, che ha voluto portare lotta e rabbia, ribadire che il gay pride è il ricordo di una rivolta e che non permetteremo a sponsor, polizia, fascisti gay o etero che siano, di svilire i contenuti di una giornata in cui ci rivendichiamo la rabbia frocia contro questo mondo.

Alcun* froc* non si rassegnano allo status quo,

alcun* froc* non hanno alcuna intenzione di adattarsi a questa società o di farsi accettare.

Ieri siamo venut*, verremo ancora, per costruire una rivolta frocia, per la sovversione dell’esistente, per smetterla di subire e iniziare ad attaccare!

Contro sbirraglia e controllo, contro gentrificazione e militarizzazione.

Contro autorità e decoro, contro retoriche pacifiste e pacificatrici della rabbia!

 

DIFFONDIAMO RIVOLTA FROCIA!

alcun* froci* meravigliosamente ribell*

ADESSO SPUTTANIAMOL*.

 

VOLANTINO-PRIDE

Dibattito “Lotta di liberazione animale e infiltrazioni fasciste” e cena benefit – 8 maggio a Ferrara

Martedì 8 maggio alle ore 19.30, presso il centro sociale “La Resistenza” (via della Resistenza 32-34 Ferrara), avrà luogo la presentazione della piattaforma Contagio Antispecista. Nel corso della conferenza – dibattito verranno trattati i temi della lotta di liberazione animale e della Terra e le infiltrazioni di destra nel movimento di liberazione animale.

A seguire cena vegan benefit per alcun* conpagn* antispecist* sotto processo.

Informazioni evento: https://www.facebook.com/events/616491678685728/

European Animal Liberation Gathering 2018. 1-3 giugno, Bilbao

Condividiamo l’invito al Raduno Europeo 2018 per la liberazione animale, che si terrà a Bilbao dall’1 al 3 giugno, un’occasione di confronto per discutere forme e strategie di opposizione al sistema di dominio ai danni del vivente e della Terra.

Raduno Europeo 2018 per la liberazione animale.  1 – 3 Giugno 2018, Bilbao

Un posto dove condividere esperienze pratiche e discutere strategie e tattiche nella lotta contro l’ oppressione degli animali e la distruzione del loro habitat.
Il nostro obbiettivo è quello di costruire una rete efficace di gruppi e singoli attivisti per la liberazione animale a livello Europeo. Ci focalizzeremo inoltre su come possiamo meglio proteggerci l’un l’altro e creare un movimento più forte e in grado di far fronte alla repressione e ad altre difficoltà.

Il raduno sara organizzato secondo principi anarchici ma questo non vuol dire che l’evento è rivolto esclusivamente agli anarchici. I workshop saranno tradotti in lingua Spagnola, Inglese e Francese. Se puoi aiutarci a tradurre in una o più di queste lingue, per favore contattaci in anticipo.

Sarebbe estremamente utile sapere quante persone saranno presenti all’ evento. Se sei interessato a partecipare o vorresti proporti per fare un workshop contattaci a:

liberation.gathering@riseup.net

 

Manifesto

Questo raduno della Liberazione Animale ha come obbiettivo quello di ricostruire un movimento forte e militante per combattere contro l’ oppressione fegli animali non umani. Inoltre, speriamo di far connettere individui e piccoli gruppi che condividono gli stessi ideali di liberazione animale per la creazione di network efficace e in grado di recuperare la forza e la direzione che ha perso. Vediamo piccoli gruppi di attivisti che lottano per la liberazione animale, ma nessun network effettivo che li connetta tra loro. Una delle nostre preoccupazioni è che gruppi di liberazione animale che mancano di una direzione politica più ampia stiano diventando diventando sempre più un attrattiva per persone con idee politiche fasciste, conservatrici e patriarcali. Al raduno mostreremo qualche esempio di questo fenomeno e discuteremo di come far fronte a questo problema.

Siamo preoccupati, inoltre, di quanti attivisti lascino il nostro movimento o a causa della repressione da parte della polizia e dello stato, della violenza di chi sfrutta gli animali, del comportamento oppressivo presente in alcuni dei nostri stessi gruppi, o semplicemente perché fare parte di questa lotta può risultare difficile. Noi vogliamo creare un network dove possiamo lavorare collettivamente e prenderci cura a vicenda, creando così un movimento più forte. Noi crediamo che l’ anarchismo e la lotta anticapitalista siano parte integrale della lotta per la liberazione animale in quanto è solo quando abbiamo una comprensione delle dinamiche delle gerarchie e dell’ oppressione di altre speci che possiamo combattere in modo efficace. Vorremmo che anche coloro che non si definiscono prettamente anarchici ma allo stesso modo si oppongono alla gerarchia e all’ addomesticazione facciano parte di questo raduno. Questo non è uno spazio esclusivamente anarchico.

Stiamo progettando diversi workshop di vario tipo. Pensiamo che riflettere sul nostro movimento sia di vitale importanza per il suo progresso, ma allo stesso momento non vogliamo trascorrere tutto il weekend a parlare. Ci saranno workshop pratici dove le persone potranno condividere le proprie competenze. Se c’è un workshop che vorresti ci fosse o che vorresti offrire non esitare a contattarci.

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Fonte: European Animal Liberation Gathering

Incontro a Torino: “Antispecismo o barbarie: approcci liberazionisti verso l’autodeterminazione del vivente”

Con grande piacere vi segnaliamo l’evento che si terrà a Torino il 14 marzo 2018 dalle ore 20 nell’ambito del progetto “Mercoledì eXtra-Ordinari”. Avrete modo di gustare un’ottima cena ispirata alla cucina orientale, a prezzo popolare e, in seguito, di partecipare all’approfondimento, curato da Contagio Antispecista, dal titolo “Antispecismo o barbarie: approcci liberazionisti verso l’autodeterminazione del vivente”: tema di grande attualità e di fondamentale importanza per la lotta per la liberazione animale, umana e della Terra.

Per Info e prenotazioni: mercolediextraordinari@gmail.com o 3475423760

Vi aspettiamo!

De/Legare

Il voto non può essere considerato uno strumento di lotta in quanto prevede di delegare ad altri decisioni che riguardano la nostra esistenza, diventando di fatto un limite alla libertà individuale e continuando a legittimare il potere. La vera lotta sta nell’autodeterminazione e nell’auto-organizzazione dal basso, al di fuori della politica dei partiti e delle istituzioni.

Riceviamo e pubblichiamo il seguente scritto sul tema delle elezioni. Buona lettura.

Il voto è il principale strumento di controllo sociale, allineato ad altri strumenti compresi quelli “coercitivi” rientra fra i sottoprodotti di una società in cui il potere è a un tempo, politico ed economico, in cui si può essere solo produttori e consumatori, in cui la libertà di scegliere e regolarsi da sé si riduce semplicemente a una continua delega. E gli eletti, di qualunque colore e programma si presentino, in quanto detentori di un potere che dipende strettamente da altri poteri, non potranno mai fare gli interessi di chi dal potere è escluso. E non è una disfunzione e nemmeno una deriva verso il totalitarismo ma è l’essenza stessa della democrazia. La scelta di dove porre la crocetta sulla scheda o su qualsiasi pezzo di carta, quando e solo quando si è chiamati a farlo, si sostituisce alla possibilità di pensiero e di autodeterminazione. Per gli/le anarchic* non vi può essere libertà fino a quando l’individuo delega la propria esistenza indipendenza-autogestione ad altr*. Cioè si spoglia della sua alterità. Alla radice di questo pensiero di lotta, ci sono presupposti filosofici, storici, sociologici e politici. Il presupposto filosofico dell’anarchismo, o se volete la sua concezione dell’essere umano, è che, allorquando una persona è capace di intendere, ciascuno è o perlomeno va considerato, responsabile di sé. Con ciò, non vien fatto nessun apprezzamento sulla natura degli esseri umani. Kropotkin aveva sostanzialmente affermato che nel regno animale vige la solidarietà. Gli uomini di potere sono invece convinti che gli esseri umani siano belve assetate di sangue che hanno bisogno di uno stato che pone dei freni alla loro voracità. Stranamente, ritengono gli esseri umani incapaci a governarsi da sé ma capacissimi a scegliersi governanti che dovrebbero in teoria fare il bene comune. Tutto ciò a dispetto dell’evidenza che ha voluto proprio i peggiori tiranni eletti democraticamente o plebiscitariamente dal popolo.
La democrazia presenta a questo proposito un paradosso insanabile: la maggioranza dei votanti (che può pur sempre essere una minoranza di elettori) può portare democraticamente al potere il peggiore dei carnefici.
Chi non accetta questa “scelta” è considerato antidemocratico e in questo senso gli anarchici sono antidemocratici e meno male: ossia non sono disposti ad accettare nessuna imposizione solo perché dettata da una maggioranza. Naturalmente questo tratto antidemocratico attraversa in qualche maniera anche alcuni partiti democratici, poiché la battaglia contro un potere dittatoriale accomuna le più disparate fazioni in nome di un senso di giustizia.
La differenza tra gli anarchici e gli altri schieramenti politici sta nel fatto che gli anarchici non chiedono un adeguamento della legalità alla giustizia, ma la restituzione dell’autonomia decisionale all’individuo. È ovvio che alla base di questa impostazione politica v’è la necessità di fondo di rimuovere tutti gli ostacoli che spingono l’individuo a fuggire dalla propria libertà: lo sfruttamento economico, la distribuzione dei mezzi iniqua, il collasso ecologico ecc., altrimenti è chiaro che lo stato risorgerebbe immediatamente dalle sue ceneri.
Sui presupposti astensionisti dell’anarchismo: a parte i fascismi che a lungo si sono retti anche sul consenso del popolo, pensiamo agli enormi crolli di credibilità del sistema dei partiti quando mettiamo a confronto progetto (o tensione etica) e risultati.
Chi entra in parlamento o in un qualsiasi governo nel mondo ne diventa un ostaggio, anche se inizialmente spinto da idee in “buonafede”.
Chi dice che nonostante ciò la democrazia è il miglior sistema esistente, è a corto di fantasia, e soprattutto non spiega come orrori come il fascismo nel futuro non debbano ripetersi. Esistono poi dei presupposti sociologici, di cui il più noto indubbiamente è che il potere corrompe e facilmente può essere corruttibile. Ma la ricerca sociologica e psicologica del potere non si è certo fermata qui, e si è andata affinando in questi ultimi decenni con gli studi sulle personalità autoritarie (leader politici carismatici e affascinanti affabulatori), i persuasori occulti (per modo di dire) pubblicità, TV,giornali, lo stato incosciente individuale (disinteresse superficiale generale verso tutto) e la microfisica del potere (cioè far credere al comune cittadino di poter partecipare attivamente alla cosa pubblica facendogli credere di contare all’interno del sistema, come ad esempio i Referendum abrogativi, le liste civiche nei territori decentrati e disagiati o nei quartieri delle città) tanto per elencarne solo alcuni. Per fortuna non ho nessuna fiducia nella delega e ci tengo a dire nemmeno nei confronti della delega “superiore” cioè il referendum che, ovviamente, utilizza il criterio democratico della maggioranza che impone le sue volontà sulle minoranze.
Per fare degli esempi: <il referendum è normalmente riservato all’abrogazione di leggi ordinarie. Solo in caso di modifiche alla Costituzione può essere indetto un referendum costituzionale. In ambedue i casi il referendum appare orientato a proteggere l’ordinamento dello stato più che a stimolare l’innovazione dei cittadini>…<Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’art. 1 della costituzione della repubblica italiana. L’esito referendario, espressione di questa sovranità, è una fonte del diritto che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.
Forme e limiti però di questa sovranità sono regolati dalla costituzione dalle successive norme che stabiliscono le procedure referendarie e le materie che assolutamente non sono sottoponibili a referendum>. (estrapolato dagli stessi esecutori di leggi). In parole semplici: il popolo non è libero di fare il referendum che desidera, è lo Stato che decide se può essere fatto oppure no.
Naturalmente, come spesso succede, mai fare notare le incongruenze delle loro affermazioni poiché vengono sonoramente ipocritamente applaudite durante i congressi degli specialisti e silenziosamente mascherate durante le votazioni. Succede così che tra un congresso di partito e una campagna elettorale non ci si accorga nemmeno più che i fenomeni sociali più rilevanti degli ultimi decenni, si sono svolti al di fuori e contro il parlamentarismo e il potere. D’altra parte, numerose sono le conferme, al di là della teoria, di quanto gli anarchici da sempre hanno sostenuto, ossia come, accanto a forme decisamente caricaturali della politica democratica come il “galoppinaggio”, in realtà anche nel sistema parlamentare la totalità delle decisioni vengono prese al di fuori dell’ambito strettamente istituzionale, in una palude tale di potere dove interagiscono lobby d’interesse, gruppi di pressione, consigli d’amministrazione, organismi formali e informali a livello nazionale o internazionale. Il problema delle votazioni politico/partitiche (la politica reale è decisamente altra cosa) è che, con ogni voto espresso, tale sistema viene ulteriormente legittimato e consolidato, per quanto possa trattarsi di voti di protesta o mossi da coscienza, allontanando quindi sempre di più la prospettiva di una svolta autogestionaria e quindi di liberazione del vivente. Ci sono poi i presupposti politici. Uno degli elementi distintivi della concezione anarchica della politica è il rifiuto della delega, vale a dire la ricerca di un sistema di gestione degli affari pubblici basato sulla responsabilità diretta dei soggetti in causa. Con questo non vuol dire che non debbano esistere “delegati”, bensì sarebbero semplicemente dei portavoce di idee e concetti precedentemente discussi, concordati e approvati da tutt# i soggetti coinvolti. Viceversa, ogni giorno, nelle decisioni parlamentari i bisogni della popolazione (o del paesaggio, o della natura, o dell’ambiente ecc…) vengono interpretati secondo logiche del tutto estranee agli interessi delle parti in causa: l’agricoltura diventa così un tema finanziario, la canapa un tema da tribunale, la qualità dell’aria merce di scambio per l’adesione alle direttive UE e tanto altro ancora, in una distorsione delirante dei bisogni che spesso non siamo neppure più in grado di leggerla. Ecco perché proprio in questi momenti, dove il teatrino del voto è presente e massificato, è doveroso porsi una riflessione al di là di tutto. In questa prospettiva, la lotta e la filosofia concreta anarchica devono, proprio per la loro struttura scardinante, svolgere un basilare contributo per una rivoluzione delegittimante che tenda a rovesciare un sistema basato totalmente sullo sfruttamento più bieco dell’essere umano, degli altri animali e della terra. Riprendiamo possesso dei nostri corpi e allontaniamo l’assurda concezione che possano esistere poteri buoni.

Moloska

<Tutti i governi, anche quelli sedicenti liberatori, promisero di smantellare le fortezze erette dalla tirannia che teneva in soggezione il popolo, ma, una volta insediati, lungi dallo smantellarle, le fortificarono ancora meglio, per continuare a servirsene contro il popolo>
Carlo Cafiero

Manifestazione contro le frontiere per la libertà di movimento

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato diffuso da Resistenza Animale, realtà antispecista, che lancia per giovedì 2 marzo (domani), un presidio a Chiasso: contro le frontiere e in solidarietà con chi rischia la vita per attraversarle!
L’appuntamento è fissato per le ore 17.30 in piazzale Indipendenza (dalla posta), gli/le organizzatori/trici dell’iniziativa invitano a prendervi parte come singoli individui, senza bandiere o striscioni di partiti, associazioni, ecc. No foto! No giornalisti/e.
Riportiamo di seguito il testo:

Lunedì 27 febbraio 2017 sul tetto di un treno regionale TILO all’altezza di Balerna un uomo è morto folgorato dai fili dell’alta tensione. L’uomo era salito in Italia per riuscire a passare il confine senza controlli in quanto non era in possesso di un documento valido.
«Tragico incidente» o omicidio?
Secondo noi è stato ucciso dal regime migratorio e d’asilo svizzero, dalle frontiere, dal razzismo e da chiunque chiude gli occhi davanti alla sofferenza che porta alla fuga dalla terra in cui si nasce. Persone che scappano o scelgono di partire in cerca di una vita più dignitosa, come gli esseri umani hanno sempre fatto ovunque, compresi le nonne o i nonni ticinesi che partivano per le Americhe in cerca di lavoro durante il secolo scorso.
Persone che fuggono da guerre e povertà provocate dagli interessi degli stati e delle multinazionali occidentali, come la svizzera con le sue imprese di armamenti e di commercio di materie prime.
Il razzismo, le frontiere ed il capitalismo uccidono: non esserne complice!”

Nemiche e nemici di ogni frontiera

Contro ogni prigione, allevamento, centro di detenzione, barriera mentale e fisica, per la libertà di movimento, la liberazione della terra e dei suoi abitanti.

Due di voi: il veganismo che ci meritiamo

L’indifferenza a volte può rivelarsi uno strumento molto efficace per non dare adito a sterili polemiche o visibilità a personaggi che contribuiscono a sostenere e diffondere concetti la cui essenza è stata espropriata da tempo, svuotandoli di ogni significato e scopo originale, ma non è questo il caso.
La questione che vogliamo affrontare va discussa e denunciata perché utile a comprendere il precipizio nel quale il veganismo è caduto ormai da tempo, smarrito in quell’oceano di ricette, prodotti industriali, certificazioni, approcci salutistici o proposto in modalità “prova” come se si trattasse di un’automobile da restituire nel caso non si fosse soddisfatti della scelta fatta.
Tutti aspetti che, oltre a permettere la mercificazione degli ideali di liberazione, hanno portato alla creazione di personaggi la cui esistenza potrebbe tranquillamente passare inosservata, se non fosse per il seguito di discepoli che offrono loro visibilità, consegnandogli quella figura di testimonial di un veganismo che ormai è solo una parola vuota.

Per quanto voi vi crediate assolti siete pur sempre coinvolti (De Andrè)

Perché se vi domandate come tutto questo possa esser stato possibile e se volete individuare dei/delle colpevoli, non dobbiamo fare altro che guardarci tutti/e allo specchio.
Lo scopo ultimo del veganismo è ormai stato dimenticato, scansato da esultanze prive di significato per un prodotto vegan nei templi della grande distribuzione organizzata, per surrogati vegetali che ricordano quei prodotti frutto della schiavitù e dello sfruttamento animale, per la notizia di gabbie più grandi all’interno dei centri di detenzione dove gli animali continuano ad essere giustiziati a milioni ogni giorno.
Il punto di rottura è stato superato ormai da tempo, e ha condotto alla costituzione di due “movimenti” paralleli, dove da un lato c’è chi punta alla popolarità e scende a compromessi col sistema al fine di non perdere visibilità, e dall’altro c’è chi lotta per il cambiamento, sporcandosi realmente le mani senza curarsi delle conseguenze o di perdere seguito pur di raggiungere l’obiettivo più importante: la liberazione totale!
A tal proposito riportiamo la riflessione fatta da Ada Carcione in relazione alla questione “Innocenzi/Vissani” che, a nostro avviso, inquadra e sintetizza perfettamente la realtà nella quale stiamo facendo sprofondare il veganismo, sempre che non ci si svegli in tempo.

Mi vergogno quasi a dire di che cosa sto parlando, ma tant’è. Argomento del contendere è la foto che ritrae Giulia Innocenzi con lo chef Vissani e che è stata accompagnata, sul profilo della stessa Innocenzi, dalla frase “Vissani uno di noi”, o qualcosa del genere.
Premetto che non ho avuto modo di vedere il post originale né di seguire le polemiche per benino; perché non seguo né conosco la Innocenzi, ma ho letto nei toni di chi mi ha chiesto cosa ne pensassi un’acredine che ritengo ingiustificata.
Orbene, benedetto il cielo, chi è sta Innocenzi lo so, ma cosa rappresenti per voi non riesco proprio a capirlo.
Perché vi sentite delusi? Perché vi sentite traditi? Perché tutto questo desiderio di dissociarsi da lei e dal suo agire?
Qua sta il nodo.
Voi siete delusi, vi sentite traditi, vi siete premurati a dissociarvi e questo dipende dal fatto che ritenete la Innocenzi in qualche modo rappresentativa di un insieme e, cosa non meno importante, di quell’insieme voi ritenete di far parte.
Ma cosa vi aspettavate succedesse? Chi pensavate potesse rappresentare e come questo nulla assoluto che è oggi diventato il cosiddetto “veganismo”?
Su quale livello credevate potesse svolgersi un dibattito che più che a suon di ricette e vendita di prodotti non viene portato avanti da nessuno?
“La Innocenzi non è una di noi”, ho letto. E giù di proprietà transitiva per cui “Vissani non è uno di noi”.
Beh.
Io credo invece che lo siano entrambi, “due di voi”.
Sono entrambi volti perfetti, e insieme più che mai, per rappresentare il punto a cui è giunto il veganismo.
Questo veganismo non è un insieme nel quale mi riconosco e ritengo fenomeni del genere (non dico polemiche perché al termine polemica io conferisco accezione positiva) del tutto risibili e inutili ma soprattutto sintomatici del livello mediocre ormai raggiunto dai “vegani” italiani.
Con questo chiudo la questione ritenendo di non dover rispondere a nessuna sollecitazione ulteriore e soprattutto convenendo con chi ha affermato che i toni utilizzati da molti “vegani” nei confronti della Innocenzi siano stati esagerati e del tutto fuori luogo.
Se lei è dov’è, se può parlare e scrivere di certi argomenti, se può essere ospite di trasmissioni tv e simili come portavoce dell’insieme in questione, è solo e unicamente perché è stata sostenuta e sospinta dal nulla assoluto che è diventato il veganismo e dal fatto che -consapevolmente o meno- il più dei vegani italiani, in questo momento, alimenta questo tenore e questo livello di dibattito.
Mi spiace che le vostre energie siano ad oggi impiegate in questa direzione ostinatamente inconcludente alla quale – a 360 gradi – ritengo di non voler contribuire.

Agganciati al sistema antropocentrico

Definizione di gancio usato in macelleria.

Gancio da macellaio (ganci carne plurale): un gancio su due lati normalmente utilizzato in macellerie per riagganciare la carne o le carcasse di animali come i maiali.

O più genericamente.

Strumento a forma di uncino, utile per appendere o trainare qualcosa.

Cosa vi ricorda questa foto?vegandel3

No, non si tratta dell’interno di un salumificio o di una macelleria, ma di uno degli stand allestiti all’interno della scorsa edizione del SANA di Bologna, nell’ambito dei padiglioni dedicati a VeganOk.
In questa occasione è stata presentata una nuova linea di surrogati vegetali che però ricordano molto bene alcuni prodotti di origine animale, esposti, tra l’altro, in bella vista attraverso l’utilizzo di quegli stessi strumenti simbolo dell’industria della carne e dello sfruttamento che essa rappresenta.
Una moda, questa, perché solo così può essere definita, che si sta diffondendo rapidamente figlia di quell’approccio consumista che trasforma ogni cosa in business, anche quella che dovrebbe essere identificata (il condizionale è d’obbligo) come la forma più pura e diretta di lotta al capitalismo, da cui ha origine la cultura del dominio da parte dell’uomo di tutto il resto.
Una tendenza che mantiene viva l’immagine di quel sistema violento votato a l’assoggettamento di chi viene considerato inferiore e quindi sacrificabile per ragioni di lucro, prima, e di gola poi.
Un fenomeno alimentato da quell’errata concezione del veganismo che porta molti/e a rassicurare il prossimo garantendogli/le di poter avere ugualmente accesso ad un’alimentazione gustosa e a una buona varietà di prodotti industriali pur di farlo/a diventare vegan,
riducendo il tutto ad una mera scelta nutrizionale o di moda.
Essere vegani/e e mangiare vegano potrebbero sembrare la stessa cosa, sopratutto agli occhi di chi magari sta muovendo i primi passi verso il veganismo, ma in realtà esiste una differenza abissale tra i due aspetti ed è proprio in questo punto che si inseriscono quelle forme di consumismo che tendono ad appiattire ciò che, di fatto, dovrebbe rappresentare il primo passo verso il percorso antispecista.
Il veganismo, infatti, non è il punto d’arrivo, ma semmai di partenza verso un percorso ben più amplio che non si deve esaurire con il rifiuto a consumare e indossare prodotti di origine animale, o la cui realizzazione ha provocato una qualche forma di sfruttamento degli stessi, ma deve rappresentare la forma più diretta e radicale di opposizione a quel sistema antropocentrico sul quale poggia la società attuale.
La necessità, e quindi garanzia, di poter reperire sul mercato prodotti industriali vegan in generale, ma soprattutto quelli che ricordano direttamente ciò che appartiene ad una tradizione basata sullo sfruttamento animale, è un modo per rimanere legati al passato, ad una visione di società incentrata su sofferenza e prevaricazione, a quello stesso sistema dal quale si dovrebbero prendere le distanze e al quale invece si rimane morbosamente ancorati per ragioni di comodità.
Ganci da macelleria sui quali vengono appesi surrogati vegetali che ricordano mortadelle, salami e salamini non possono e non devono rappresentare l’immagine del veganismo, un termine che non dovrebbe neanche essere associato a ciò che non ha nulla a che fare con la lotta per la liberazione animale, ma che rappresenta solo un’altra espressione dell’industria e del consumismo.
Reparti vegan all’interno dei templi della Grande Distribuzione Organizzata, prodotti industriali che ricordano quelli ottenuti dalla prevaricazione animale, altri di origine vegetale confezionati in diversi involucri di carta e, sopratutto, plastica, materiale che sta avvelenando i mari segnando la morte di numerose specie ittiche, non rappresentano il cambiamento tanto auspicato, ma solo un’altra forma di strumentalizzazione da parte dell’industria.
Assecondare questi fenomeni non significare essere vegan né attivisti/e, ma solo altri/e consumatori e consumatrici, schivi/e e complici di quello stesso sistema che si pensa di combattere.

NO al Festival Internazionale del Circo di Latina – Comunicato di Antispecisti Pontini

Diffondiamo il comunicato ricevuto dal gruppo Antispecisti Pontini contro il Festival Internazionale del Circo di Latina.

Anche quest’anno si svolgerà il Festival Internazionale del Circo, una macchina succhia soldi, finanziato dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali e da gruppi cattolici, sponsorizzato da media locali e aziende, patrocinato da Comune e Provincia di Latina.
Come ogni altro evento del genere, sarà caratterizzato dalla presenza di animali estirpati dai loro habitat naturali, costretti a viaggi in stive di aerei o navi, reclusi in gabbie in cui riescono a stento a girare su sé stessi (e spesso nemmeno quello), storditi da sedativi e tranquillanti, “addestrati” a suon di frustate.
Non manca poi lo sfruttamento umano, fra migranti assunti per pochi spicci e spremuti fino all’osso, e studenti reclutati come hostess e Stewart gratis, in cambio di crediti formativi universitari.
Tutto questo per dar luogo a umilianti spettacoli subdolamente sadici e senza empatia, carichi di quella cultura antropocentrica che forgia molti pilastri della società autoritaria e dominante odierna.
Tutto ciò non può non incontrare la nostra opposizione, anche quest’anno: NO al Festival Internazionale del Circo di Latina, nessuna gabbia, liber* tutt*!

– Antispecisti Pontini –