Green Hill non è finito/Green Hill is not over! (italian/english)

In merito ai/alle numeros* complici di stato e capitale sotto processo nelle prossime settimane, e per rammentare che la lotta per la liberazione animale non è un hobby, non deve conoscere sosta e non è finita.
Pubblichiamo di seguito il testo ricevuto da Earth Riot.

Una data storica: Green Hill viene posto sotto sequestro.
Alle spalle una campagna partita dal basso che per più di due anni ha portato migliaia di persone in piazza a lottare contro una multinazionale della vivisezione, ma soprattutto contro ogni luogo di sfruttamento e ogni forma di dominio.
Un evento unico e indelebile nella lotta di liberazione totale.
Una testimonianza di come l’attivarsi in prima persona e il non delegare a istituzioni e associazioni siano l’essenza e la forza di ogni lotta.
Ma questa data non può e non deve ricordare “solo” i 2639 beagles scampati all’inferno dei laboratori.
Il sequestro e poi la chiusura di Green Hill hanno rappresentato la salvezza per tutti gli individui che vi erano rinchiusi ma, al tempo stesso, anche un colpo ben assestato all’interno di una lotta dai forti contenuti politici: non era solo un allevamento della Marshall ad esserne minacciato.
La realtà degli allevamenti e dei laboratori non era più invisibile.
La forza dell’azione diretta era sotto gli occhi di tutti.
Non si voleva solo la liberazione di quei cani, ma di ogni individuo rinchiuso in un luogo di tortura e sfruttamento.
Si stava riuscendo a mettere in discussione l’intero sistema capitalista su cui si basa la società in cui viviamo.
La chiusura di Green Hill è stata fatta sembrare una decisione arrivata dall’alto in virtù di leggi, giudici e gendarmi, un calcolato specchietto per allodole.
L’allevamento era chiuso e i beagles salvi.
Una vittoria appagante che ha segnato la fine di una mobilitazione già smembrata da strumentalizzazioni e infiltrazioni qualunquiste e destrorse.
Così l’onda della rivoluzione si è inesorabilmente infranta.
Al grido di “tutti uniti per gli animali” si è ricominciato a delegare, a svuotare di significato il concetto stesso di antispecismo.
Tra tessere di associazioni e false promesse di politici complici e raccatta voti, i vivisettori hanno potuto tornare ad agire indisturbati.
Anche la “questione Green Hill” non interessa più a nessuno.
Da Montichiari non partono più cani verso i laboratori, ma la vivisezione continua a esistere, può sembrare scontato e banale ma purtroppo va ricordato.
E il silenzio è cosi provvidenzialmente caduto anche sul processo che vede imputati (oltre a 3 dipendenti) i veterinari dell’Asl di Brescia, distretto di Lonato del Garda, responsabili dei controlli a Green Hill: Silini Roberto e Giachini Chiara.
Hanno scelto il rito abbreviato per evitare la radiazione dall’albo.
Si sono resi complici per anni di maltrattamento e uccisioni dei cani “difettosi”: affetti da patologie curabili ma economicamente svantaggiose.
Hanno omesso di effettuare i controlli previsti dal D.Ivo 116/1992 e dagli artt 99 e ss del Testo Unico Leggi Regionali in materia di sanità (Legge Regionale n 33 del 30 dicembre 2009).
Hanno comunicato in anticipo le ispezioni programmate dall’Asl di Brescia, dalle Autorità Sanitarie Regionali e dal Ministero della Salute.
6023 decessi tra il 2008 e il 2012.
Se non si tiene alta l’attenzione su questo processo (calendarizzato per il 7 febbraio prossimo) anche questi integerrimi veterinari dell’Asl se la caveranno con una condanna irrisoria.
Come abbiamo visto per Graziosi Renzo, il veterinario alle dipendenze di Green Hill, responsabile di migliaia di uccisioni ingiustificate, condannato recentemente in via definitiva a un anno e sei mesi (che non sconterà) e a sei mesi di sospensione dall’esercizio della professione e che tornerà ad esercitare il 24 marzo 2018.
Più che una condanna la definiremmo una vacanza.
Non ci accontentiamo della chiusura di un allevamento. I suoi complici devono pagare.
Allevamenti e luoghi di oppressione ce ne sono e saranno in ogni luogo.
La lotta per la liberazione animale e della terra non è a intermittenza e non è finita!

English Version

GREEN HILL IS NOT OVER!

July 18th, 2012
An historical day: Green Hill is tied up by authorities.

Before that date, a grass root campaign drove thousands of people to streets and demos and demonstrations against Marshall Bioresources, owner of Green Hill beagles farm and one of the biggest vivisection multinational companies in the world, and against any cage, any form of slavery and exploitation, and form of dominion.
The campaign lasted for more than two years. The thousands of activists that took part wrote some of the most inspiring and exciting pages of the total liberation movement history.
What happened clearly demonstrated how common people, with their own forces only, with no delegation to parties of big associations, could fight against and win over a giant of capitalism.
That day, 2639 beagles could exit those gates and escape from their fate.
But that day was far more that this. It was the day that it was clear to everyone how direct action and grassroot activism could break the wall of silence, show what lies beneath closed doors of labs and breeding farms. It was the day people realized to have the power to fight and set free anyone whose life is segregated in cages, prisons, laboratories.
It was the day capitalism was menaced by the mere force of protesters. The day today’s society heard its foundations cracking sounds.
But that day it seemed that Green Hill gates could be shut down by authorities, rules and laws, police and judges only. The truth was concealed behind a curtain of normalization. The power started to narrate the tale of good government, good laws, animal welfare, isolated cases of “horror farms” and “inhumane behaviour”.
Good laws and good judges ordered to shut the farm down. Beagles could be saved.
The campaign, already weakened by right wing infiltrations, melted like snow.
Revolution wave shattered and died.
Any urge of change and justice was buried under the “together for animals” and “we are their voices” and “animals do not care of politics” empty slogans. People, once again, gave their power up and let other to fight for them. To decide on their behalf.
Green Hill gates were shut down, beagles were free and safe.
The whole matter could be forgotten.
No more cargos are leaving Montichiari (the town where the breeding farm was located).
But vivisection is not over.
Only, nobody seems to care any more.
At the same time, nobody seems to care about the trial that is going on against three former Green Hill workers and two ASL (governative institutions that is in charge of animal welfare in labs, farms, etc.) vets that were in charge of Green Hill inspections, Roberto Silini and Chiara Giachini.
They are under indictment for animal abuse, and the killing of thousands of “defective” dogs. Dogs that were affected by patologies that could be cured, but whose cure was considered anti-economic. A loss for the company.
The two vets are also accused to have constantly informed Marshall managements of governative inspection calendars and of any ongoing investigation.
Between 2008 and 2012 6023 dogs have been killed.
On February 7th it will be held the probably last hearing of the trial. Should we let it go on quietly and secretly, these people will never pay for their crimes.
As already happened to Green Hill veterinary, Renzo Graziosi, that has been sentenced to one year of prison (sentence suspended) and six months of professional interdiction (a kind of holiday, isn’t it?).
To us, the Green Hill shut down is not enough. Its accomplices, those who cooperated to torture and kill thousands of animals must pay.
Farms, labs, exploitation sites exist and will continue to exist all over the world.
Our fight for Animal and Earth Liberation is not over. Our fight for Animal and Earth Liberation will never stop!

Fonte: Earth Riot

Free John Doe: Bollywood!

Inattaccabile, coerente e privo di compromessi!
Le caratteristiche che dovrebbero contraddistinguere l’antispecismo politico radicale (necessariamente liberazionista), come espresso nell’intervento tenuto dal Contagio nel corso della scorsa edizione della Festa Antispecista, dove è stata offerta una prima panoramica su quei gruppi e singolarità che contribuiscono la mercificazione e strumentalizzazione delle istante di liberazione.
A tal proposito vi proponiamo, di seguito, il contributo (ricco di riferimenti) ricevuto da BB che permette di fare chiarezza sulla natura e gli intrecci tra la giornalista Giulia Innocenzi, Nomattatoio, Essere Animali, CIWF e Free John Doe.

Autunno. Buio. Sono le due. L’aria è fredda. Dalla terra sale bianca spessa foschia.
Il muro scrostato è facile da saltare.
La grande porta di metallo è semiaperta.
Dentro, buio.
Sospiri, pianti.
Zaffate di ammoniaca e puzzo di morte.

Sulla via del ritorno cedo e fermo la macchina lungo la strada.
La disperazione mi chiude la gola.
Guardo la macchina fotografica. Nel saltare il muro, quando è scattato l’allarme, ho rotto la ghiera dell’obiettivo. Dovrò ricomprarne uno. Chissà quando.
Scorro le fotografie.
Servirà mai a nulla tutto ciò?
Mostrare quello che nessuno vuole vedere davvero porterà a qualcosa che non siano vuote promesse, ridicole leggi per gabbie arricchite o telecamere a circuito interno?
Non sono nessuno. Un occhio che guarda impotente. Una lastra di zinco su cui i prigionieri incidono le loro storie di rabbia e disperazione.
Le mie scarpe sono sporche di fango. La felpa puzza di sordo dolore.
Sarah Kite, Zoe Broughton, Michelle Rokke, PETA o Igualdad Animal. Covance, HLS, Vermont Slaughter Plant.
Decenni di investigazioni sotto copertura, video, documentazioni.

Stiamo davvero costruendo qualcosa? Facendo qualcosa? Cambiando qualcosa?
Mi vedo riflessa nello specchietto retrovisore.
Sono come quella gallina miracolosamente uscita da una delle gabbie, che pensa di essere libera e di poter finalmente uscire dall’incubo. Ma che è destinata a vagare tra le file di recluse, i cadaveri decomposti, i cumuli di feci. Fino alla morte.
Stacco.
Cambio scena.

Nasce una nuova unità investigativa, l’ennesima. Come le altre, fornita di materiale tecnico e tecnologico, e costituita da investigatori addestrati ed attrezzati.
I video di questa nuova unità investigativa, nome in codice Free John Doe, finiscono nel programma di una giornalista che sugli animali ha costruito il suo successo: Giulia Innocenzi.
Nel suo programma la giornalista ride e scherza con allevatori di visoni, chef rinomati e magnati della ristorazione, intercala le immagini agghiaccianti di allevamenti (nei quali la si vede entrare con gli investigatori, constatare sconcertata la presenza di tanti tanti topi e di tanta tanta cacca, osservare i corpi martoriati dei vivi e dei morti con distaccato stupore) con siparietti in cui si mostrano “gli animalisti”: un gruppo di incappucciati improbabili ALF (ai quali la Innocenzi dice: “ma gli animali sono sempre stati allevati”, e quelli rispondono che sì, ma non negli allevamenti intensivi. Come se fosse questo il nocciolo della questione), Vassallo e il META che fermano un camion di maiali, fanno domande idiote all’autista, chiamano i maiali bambini che danno tanti bacini, gli intramontabili 100% e i loro fumogeni.
Di fronte a simili figuri, gli “altri”, ovvero gli allevatori, i circensi, i cacciatori, i cuochi di fama internazionale, fanno la figura delle persone dabbene, posate, aperte mentalmente. Da un lato un manipolo di pazzi ignoranti esaltati, dall’altra seri professionisti, pronti al dialogo, rappresentanti dell’italica cultura fatta di eccellenze (alimentari, artistiche, della moda). In mezzo, la nostra Giulia con i suoi investigatori dai nomi in codice e le loro avventure piene di suspance.
Persino LAV avanza critiche nei confronti del programma. In un articolo pubblicato da Vegolosi la Innocenzi viene accusata di aver danneggiato l’immagine degli animalisti, ritratti come macchiette. LAV sostiene che al centro delle inchieste non siano stati messi gli animali, che sia stata data voce soprattutto a rappresentanti dell’industria dello sfruttamento e che si sia preferito chiamare la neonata Free John Doe a lavorare per le riprese (qui mi sa che rosicano perché non sono stati chiamati loro).
Un bel giorno, i nostri investigatori decidono di piazzare delle telecamere nascoste in un macello vicino Frosinone.
Il macello, piccolo, di provincia, macella mucche, vitelli, e bufalini.
Gli stessi bufalini, ironia della sorte (ma mica tanto) che la stessa Innocenzi nel suo libro “Tritacarne” spera vengano sempre più utilizzati nella dieta mediterranea, in modo da non venire ammazzati così presto ed in maniera così brutale (il capitoletto del suo libro in cui viene affermato questo si intitola “Il paradiso – a tempo – dei bufalini”; leggere per credere).
Le telecamere riprendono ciò che quotidianamente accade. Le immagini vengono rimbalzate in televisione, e il caso scoppia.
In questo video, ecco che la Innocenzi chiede di diffondere il suo appello per la chiusura di quell’unico mattatoio, anch’esso, come quello della Italcarni di Ghedi, immancabilmente etichettato come “macello degli orrori” (in quel caso la Innocenzi aveva pure lanciato una petizione, che potete leggere qui)
Ma la Innocenzi lo sa che tutti i macelli sono luoghi di inenarrabile orrore?
Gli abili ed esperti investigatori di Free John Doe, almeno loro, questo dovrebbero saperlo.
E se lo scrivono nel testo che accompagna il video dell’investigazione, in fondo, alla fine, sembrano dimenticarlo quando aiutano a far passare un messaggio che è l’esatto contrario.

E, a proposito del video, lo sapete che Andrea Scanzi (la voce narrante scelta per le immagini terribili che si susseguono) nel suo blog si definisce vegetariano, quasi vegano, e degustatore di formaggi?
Ma lo sanno la Innocenzi, Scanzi e gli abili investigatori di Free John Doe (sì, loro lo sanno, sì) che quei vitellini e quei piccoli di bufalo altro non sono che gli scarti della produzione del latte?

L’inchiesta sul mattatoio laziale permette l’entrata in scena di un altro gruppo.
NoMattatoio subito organizza un presidio sia avanti al macello che alla ASL (ove si recano la Innocenzi e Mirko Busto del M5S).
“Come si fa a regolamentare la violenza in un contenitore di violenza”, urla qualcuno lì avanti.
A questo risponde pronto Busto, che, a seguito del fatto, ha presentato interrogazione parlamentare chiedendo, tra l’altro, di adottare sistemi di videosorveglianza all’interno dei macelli, come da sua proposta di legge 4296.
Proposta che ha, guarda caso, incontrato l’appoggio entusiasta di Animal Law e CIWF: ovvero di un’associazione nata da una costola di Essere Animali e la farsa degli allevatori compassionevoli che spingono per un allevamento “etico” e rispettoso del benessere animale.

Da questa collaborazione ne nasce un’altra.
Ovvero quella tra Free John Doe e la ideatrice della campagna NoMattatoio, che diventa la portavoce del team investigativo, all’interno di un gruppo di supporto che ha come strumento una pagina facebook.
Qui viene ovviamente diffuso il video girato all’interno del mattatoio di Ferentino, ed il relativo mail bombing in cui si manifesta sorpresa per il fatto che la ASL, dopo la puntata di Animali Come Noi e la denuncia della LAV, abbia imposto limitazioni all’attività svolta, ma tra queste NON quella di NON MACELLARE ANIMALI.
Ad un mattatoio: “è inaccettabile che tra le limitazioni imposte non figuri quella di macellare gli animali, quando in realtà, stando alle immagini diffuse, sembra dover essere proprio questa pratica il principale oggetto di indagine e messa in discussione all’interno della suddetta struttura.”
Forse perché impedire la macellazione all’interno di un macello equivarrebbe a decretarne l’immediata chiusura?.
Vengono diffuse anche pillole di veganismo in puro stile mainstream ove, tra un proliferare di hashtag (#vegan #veg #freeanimals #animalrights #govegan #veganchoice #specismo #meatismurder #animalismo #animalisti #freejohndoe #veggie #veganism #animalabuse #animal #whatveganseat #veganlife #veganforanimals #truth #compassion #compassionisnotacrime), frasi fatte ad effetto con sfondo di cuccioletti (vuoi fare a cambio con la mia vita? Perché ci chiamate carne? Scegli la tenerezza!) e brevi citazioni di autori famosi ci scappa pure il riprendere notizie già date da altri gruppi, blogger e persino giornalisti ignari che lavorano e vivono dall’altra parte del mondo: come nel caso di Patrick Malborough in relazione all fuga di Manny.
Il tutto, ovviamente, senza citare fonti né approfondire alcunché, è così che un vitello che scappa da una nave trasporto bestiame diretta chissà dove diventa una mucca che scappa da un macello di Fremantle – laddove chi ha scritto il post è evidente che non ha avuto neanche la curiosità di andare a cercare cosa è Fremantle su Google – io non ve lo dico, se non lo sapete fatelo almeno voi.
Così che quel che ne risulta è un tiepido brodino di storie tutte con lo stesso finale e la stessa finalità: commuovere e raccogliere likes.
Pochi concetti semplici, pochi approfondimenti, collaborazioni con chi insiste sul benessere animale, sulla condanna degli allevamenti intensivi, sui rischi alla salute dei consumatori causati dalle cattive pratiche perpetrate negli allevamenti degli orrori e nei macelli degli orrori.

Cambio scena.

Sono quella gallina miracolosamente uscita da una delle gabbie, che guarda chi pensa sia lì a fotografarla per poter poi lottare per lei, affinché possa, presto, uscire dall’incubo. Ma che è destinata a vagare tra le file di recluse, i cadaveri decomposti, i cumuli di feci. Fino alla morte. In attesa che i piccoli passi conducano da qualche parte.

Dall’altra parte della barricata

Oggi nel mondo si può incenerire con estrema facilità la biodiversità (sempre più drammaticamente fragile) e lo si fa esclusivamente per profitto (non a caso si definiscono “risorse” il saccheggio).
È possibile lasciare montagne di cenere sotto gli occhi di tutt@ e nessun@ si scandalizza.
In nome del progresso l’essere umano si trasforma in macchina e, lontano da qualsivoglia critica o responsabilità, sta trasformando il pianeta in un luogo velenoso ed estraneo. Sta inquinando, con devastante progressione: l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali, tutti gli animali.
E’ curioso osservare come l’assenza totale di interesse verso l’ecocidio sia direttamente proporzionale al piano inclinato di distruzione, al punto che è legittimo domandarsi se vi è veramente soluzione.
Come antispecisti riteniamo che questa proporzione non cambi la disposizione alla lotta di liberazione.
Non agiamo per un futuro “ecosostenibile”, termine macinato, stravolto e privo di validità ma per una visione scardinante del sistema che perpetua l’accelerazione.
Non siamo “ambientalisti”, siamo “guerrieri” per la liberazione della Terra (per guerriero intendiamo il rapporto-senso libertario del termine: guerra alla guerra).
I due termini, infatti, sono in antitesi, il primo asservito e genuflesso al dominio, cioè la causa unica del disastro, il secondo arrampicato su barricate instabili ma vitali.
Non si lotta per vincere, il mostro tritatutto non si può abbattere, si lotta semplicemente perché è il respiro stesso che lo chiede.
Il corpo, I nervi, I muscoli, le unghie lo chiedono. Si lotta perché le zampe, l’olfatto, il pelo, I denti, le corna lo chiedono.
Possono commerciare sulle nostre vite ma mai riusciranno a trascinarci lontano dalle barricate. Le navi da crociera dell’associazionismo ambiente-animalista, pirotecniche nel cercare di convincere (in giornate stanche di orgoglio celebrativo auto-referenziato) che sono loro l’unica cura, ma in realtà sono parte integrante della malattia.
Parte dell’autorità, e l’autorità lavora per conservare lo status quo.
La lotta per la liberazione animale non è un moloch granitico e impermeabile, è viceversa formato da una miriade di schegge impazzite che si muovono per minare lo status quo.
Appare evidente che in una società dove le profonde diseguaglianze (nel senso più ampio del termine) spingono gli individui ad accelerare quel sintomo esasperato costante di ribellione (in netto contrasto a una illusoria lotta omogenea dettata solo da emancipazioni personali, tornaconti da etichetta o tessere di appartenenza), smascherando in tal senso tutte le tipologie di prevaricazione in direzione di una nuova comprensione del disastro in atto. Risulta manifesto, quindi, questo “nuovo” grido di liberazione, una liberazione che per gli anarchici antispecisti: o è totale o non è liberazione.
Uno scontro in evidente contrapposizione alla filosofia conforme di una religiosa “salvaguardia” dell’habitat da parte dei colossi dell’abolizionismo associazionista.
L’antispecismo libertario è l’espressione di linguaggio (del corpo) più libera, più destabilizzante, più disposta a continui movimenti, va da sè quindi che ognuno o ognuna può declinare quello che ritiene più corretto nel suo approccio, ma questo non significa non avere ben presente la realtà.
Una realtà che non è filosofia analitica o voli pindarici per convincersi di avere ragione, è tangibile, concreta, incontrovertibile: davanti all’oppressione, all’annientamento, al dolore e al terrore, e solo in questi casi, siamo si tutt@ ugual@, umani e non.
La Terra collassa e noi con essa, cerchiamo di precipitare lottando e senza guinzaglio.

Per approfondire: La mercificazione delle istanze di liberazione (relazione del Contagio alla Festa Antispecista)

Presidio antifa per la liberazione animale – Report (italian/english)

Il 30 ottobre scorso divers* attivist* antispecist* si sono dati appuntamento davanti al tribunale di Milano (Italia).
Arrivati da diverse città in forma indipendente ed individuale, senza alcuna bandiera che potesse riconoscerne l’identità o la provenienza (vi erano solo bandiere antifasciste ed antispeciste internazionaliste) hanno voluto, con la loro presenza, offrire solidarietà e complicità incondizionata ai/alle compagn* sotto processo.
Compagn* “colpevoli” di un’azione diretta avvenuta il 20 aprile 2013, data in cui sono penetrati all’interno del dipartimento di farmacologia dell’università di Milano liberando 401 individui non umani: 400 topi e 1 coniglio.
Individui tra i più oppressi, poiché non subiscono solo la violenza della schiavitù, la segregazione in gabbie ma devono sottostare continuamente a torture terrificanti per una inutile concezione di estetica o salvaguardia umana.
Attivist* che, con il loro gesto, hanno voluto scoperchiare quella tomba di mistificazione che circonda la sperimentazione animale.
Una menzogna che abbraccia la totalità dei vivisettori che cercano di giustificare quello che fanno tentando di dare una spiegazione in termini di applicazioni utili, di obblighi “ontologici” in realtà lo fanno perché il controllo assoluto verso gli altri animali, la certezza dell’impunità che ne deriva gli garantiscono fama, denaro e gloria, sensazioni artificiali di compiacimento.
La distorsione che vede la tortura come atto di “doveroso” divertimento è la prova che li qualifica come soggetti pericolosi.
I signori della pseudo-scienza dell’orrore, della supremazia del camice bianco imbrattato di sangue e lacrime, tanto gelidi quanto folli (nell’accezione dispregiativa del termine cioè la mancanza assoluta di adattamento a concetti quali la comprensione, il senso di vergogna, il rispetto per esseri in quel momento indifesi) sono nascosti tra noi.
Questi “ricercatori” dalle movenze silenziose e ipocrite sono la continuazione garante del disastro, dell’annientamento dell’equilibrio fra i viventi.
Nemici assoluti della vita, affacciandosi al precipizio che hanno collaborato a scavare, saranno obbligati a rispondere di tutto questo, la loro cultura dell’abominio e della assenza totale di qualsivoglia barlume di pietà finirà e inizierà una nuova visione diametralmente opposta all’inutilità della loro religione, il dogma della superiorità inettitudine-centrica.

Nessuna dittatura è eterna, nessuna.

Sostenere con determinazione, favorire attivamente un’altra visione e altri sguardi che spazzino via la pochezza e radicata cultura del dominio, di individui-marionette manovrati da immense aziende di cristallo, di manovali sorridenti, di pedine consapevoli della diretta responsabilità all’ideologia del mercato del pane e della salute, al soldo dell’industria farmaceutica e cosmetica, dei giganti dell’alimentazione.
Come antispecist* riteniamo che il massimo contributo che si può dare alla cura e al miglioramento stesso della vita sia la completa separazione, l’allontanamento siderale da questi carnefici che alimentano la macchina della malattia e la guidano verso tunnel senza via di uscita.
La dignità e la speranza di stare bene devono necessariamente camminare insieme, con delicatezza, senza calpestare l’altrui libertà e la speranza di chi si pone, gioco forza, in terrificante sottomissione. Il presidio durato tutta la mattina è stato partecipato, rilanciando il prossimo appuntamento al 15 gennaio 2018 quando ci sarà la terza udienza.
L’iniziativa del 30 ottobre rientra nella Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista, in memoria del compagno anarchico Barry Horne, come è stato espresso più volte nel corso del presidio, e oin ricordo della liberazione di Kobane: simbolo della lotta al patriarcato, al capitalismo e ad ogni regime gerarchico.
Per la liberazione animale, e quindi totale, nessun compromesso fino a quando tutte le gabbie non saranno divelte.

English version

Anti-fascist action for animal liberation (Milan – 30/10)

On the last 30th of October several antispeciesist activists met in front of the courthouse of Milan (Italy).

They came from various cities in an independent and individual way, without any flag that could identify their origin or identity (there were only international antifascist and antispeciesist flags), and, with their presence, they wanted to offer solidarity and unconditional complicity to the comrades on trial.

Comrades who are “guilty” of a direct action which took place on the on the 20th of April 2013, when they penetrated inside the Department of Pharmacology of the University of Milan liberating 401 non human individuals: 400 mice and a rabbit.

Individuals among the most oppressed because, not only they suffer the violence of the enslavement and the segregation in cages, but they also continually have to be subjected to terrifying tortures for a useless idea of beauty or safety of human life.

Those activists, with their action, wanted to open that tomb of mystification that surrounds animal experimentation.

A lie which embrace all the vivisectionists who try to justify what they do attempting to give an explanation in terms of useful applications, “ontological” obligations, in reality they do it because the total control of the other animals, the impunity that it derives from ensure them fame, money and glory, artificial sensations of satisfaction.

The distortion which sees torture as an act of “necessary” amusement is the proof that qualify them as dangerous individuals.

The lords of the horror pseudo-science, of the supremacy of the white coat stained with blood and tears, they are as cold as crazy (in the derogatory meaning of the term namely the absolute lack of adaptation to concepts such as comprehension, sense of shame, respect for beings who are defenceless at that moment), and they are hidden among us.

These “researchers” with silent and hypocritical movements are the continuation that guarantees the disaster, the destruction of the balance between the living beings.

Absolute enemies of life, standing before the precipice which they contributed to dig, they will be obliged to answer for all this, their culture of the abomination and of the total absence of any glimmer of compassion will end and a new vision, diametrically opposite to the futility of their religion, the dogma of the ineptitude-centric superiority, will start.

No dictatorship is eternal, none.

Supporting with determination, actively promoting another vision and other looks that could wipe away the narrow-mindedness and the rooted culture of dominion, of individuals-puppet manipulated by immense crystal companies, of smiling foot soldiers, of pawns who are aware of the direct responsibility for the food and health market ideology, in the pay of pharmaceutical and cosmetic industry, of the giants of food industry.

As antispeciesists we believe that best contribution which can be given to the care and the improvement of life is the complete separation, the sidereal departure from these oppressors who feed the disease machinery and bring it toward a dead end tunnel.

The dignity and the hope to be well necessarily have to go together, carefully, without oppressing the freedom of others and the hope of those who put themselves, for absolute necessity, in terrifying submission. The sit in, which lasted all morning, was attended by a considerable number of people, setting the next event for the 15th of January 2018, when the third hearing will take place.

The initiative of the 30th of October is part of the International Week for Antispeciesist Actions, in memory of the anarchist comrade Barry Horne, as it was stated several times during the sit in and to recall the anniversary liberation of Kobane: symbol of the fight against patriarchy, capitalism and every hierarchical regime.

For animal, and therefore total, liberation, no compromise until every cage is wrecked.

30 ottobre: Presidio Antifascista per la Liberazione Animale (italian/english)

Riceviamo e diffondiamo

In occasione della Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista, comunichiamo la nostra presenza al presidio in programma lunedì 30 ottobre, presso il tribunale di Milano in solidarietà e supporto ai/alle compagn* che quel giorno subiranno la seconda udienza in merito all’occupazione dello stabulario di Farmacologia dell’Università Statale avvenuta il 20 aprile 2013, e che permise la liberazione di 400 topi e un coniglio, oltre alla diffusione di documentazioni volte ad abbattere quel muro di omertà che ancora oggi permette di giustificare lo sfruttamento animale.
Gabbie che non sono solo le quattro pareti pesanti che contengono animali costretti a soffocare negli angusti ingranaggi del nastro trasportatore, prigioni senza luce, laboratori chiusi in muri scrostati da anni di unghie lacerate, zampe mutilate, ma sono qualsiasi stanza che abbia delle “sbarre”, fossero anche mentali.
La libertà è un dovere morale che spinge l’individuo a estenderla alle moltitudini senza termini o ostacoli di specie, pelle, colore o profumo. Fino a quando vi sarà un* di noi segregato non veniteci a parlare di diritti. I nostri diritti hanno la forma della lama che li nega ad altri.
I laboratori sono pieni di esseri falciati e lapidati per i “nostri” diritti, per allungare di un giorno le vite incatenate dei “Noi” che miopi, hanno le convinzioni della fratellanza e del rispetto, un rispetto a rate e a comando.
La ricerca scientifica sulla pelle di animali non umani svolta entro mura universitarie, poi, ha molteplici valenze: considerare individui alla stregua di strumenti, di cose, di beni utilizzabili a proprio piacimento, fa dell’università luogo ove si insegna ed inculca lo specismo nelle menti degli studenti; molto spesso la ricerca qui condotta è svolta in collaborazione con grandi gruppi farmaceutici, e con contributi da parte di aziende e fondazioni private come Telethon: laddove l’università dovrebbe essere la sede di un sapere democratico e libero, ecco che questo sapere, insieme alle menti degli studenti, viene svenduto e mercificato.
Complici e solidali con chi, vittima di un sistema repressivo che criminalizza i/le liberatori/rici legittimando chi della prevaricazione animale e umana fa la propria arma di controllo e manipolazione sociale, è costretto in prigionia o ridotto a mero oggetto commerciale.
Per la liberazione totale, contro ogni forma di schiavitù e sfruttamento dell’umano sulla Terra, dell’umano sull’animale, dell’umano su altr* uman*, fino a quando ci sarà sottomissione vi sarà ribellione: in memoria di Barry Horne, Jill Phipps, Clement Meric, Remì Fraisse e di tutte le vittime di fascismo, capitalismo e specismo.

Con la volontà di voler costruire un momento di piazza indipendente, autodeterminato e autorganizzato dal basso, libero da ogni simbolo partitico e associazionista, basato sui principi di antifascismo e, quindi, antispecismo.
Contro ogni atteggiamento gerarchico e discriminatorio, per un’iniziativa volta alla liberazione totale.

Militant* Antifascist* Antispecist*

English Version

In the event and in support of the International Week for Antispeciesist Action, we communicate the performance of a sit in, planned for the 30th of October, from 9 a.m., at the courthouse of Milan in solidarity with the comrades who, on that day, are going to be subjected to the second hearing regarding the occupation of the animal facility of the Department of Pharmacology of the State University of Milan, that occurred on the 20th of April of 2013, and that led to the liberation of 400 mice and a rabbit, in addition to the disclosure of the documentation, intended to bring down the wall of silence which still allows to excuse the exploitation of animals. The cages are not just that four heavy walls that contain the animals, forced to suffocate between the narrow gears of the conveyor belt, prisons without light, labs closed between walls that have been stripped for years by lacerated nails, mutilated paws, but they are every room that has bars, even mental ones. Freedom is a moral duty that urges the individual to extend it to the multitudes, without limits or barriers, regarding the species, the skin, the color or the scent. As long as there is still one of us who is imprisoned don’t talk to us about rights. Our rights have the shape of the blade which denies them to others. Labs are full of beings who are massacred and stoned to death for our rights, to extend, up to a day, our chained lives, the lives of the “Us” who are shortsighted, and have the convictions of brotherhood and respect, a controlled and dosed kind of respect. Furthermore, scientific research through the suffering of non human animals carried out within the walls of universities, has many valences: considering individuals as tools, objects, goods which can be used as it wishes, makes university a place where speciesism is taught and instilled in students’ minds; very often research performed at the universities is carried out in collaboration with big pharmaceutical groups and grants from companies and private foundations like Telethon: where university should be the base of free and democratic knowledge, there this knowledge, along with students’ minds, is sold off and commodified.
We are complicit and in solidarity with the ones who are victims of a repressive system that criminalise liberators, legitimising those who make their weapon of control and social manipulation out of the prevarication of non human and human animals; and who are subject to imprisonment or reduced to a mere commercial item. For total liberation, against any form of slavery and exploitation of Earth by humans, of animals by humans, and of humans by other humans, as long as there is submission there will be rebellion: in memory of Barry Horne, Jill Phipps, Clement Meric, Remì Fraisse and of all the victims of fascism, capitalism and speciesism. The sit in is independent, self-determined and self-organised with a grass-root approach, free from any symbol of parties and associations, based on the principles of antifascism and, therefore, antispeciesism.
Hierarchical and discriminatory attitudes are not going to be tolerated, consequently those who don’t respect the values of an initiative which aims to total liberation are going to be banished.

Relazione del Contagio alla Festa Antispecista

Quanto segue sono i contenuti (integrati da qualche contributo fotografico) dell’intervento tenuto da Contagio Antispecista lo scorso 16 settembre nell’ambito della conferenza Michela Vittoria Brambilla e la mercificazione del veganismo, che ha avuto luogo nel corso della Festa Antispecista ospitata dal Macao di Milano.
Forse avrete saputo della diffida pervenuta alle realtà organizzatrici del festival e ai/alle relatori/relatrici della suddetta conferenza da parte dell’avvocato dell’onorevole Brambilla, un provvedimento che si commenta da solo confermando la tendenza intimidatoria e di censura che ormai alberga in ogni atomo della nostra vita.
Vi lasciamo ai contenuti di un appuntamento che ha visto una grande partecipazione.

Il Contagio non nasce come gruppo o collettivo, ma come piattaforma di scambio e approfondimento con l’obiettivo di fare chiarezza su ciò che dovrebbe rappresentare l’antispecismo, in un momento storico nel quale viene quotidianamente lapidato dalle sue istanze originarie a causa e per colpa (colpa diretta e consapevole) di, come già accennato dai precedenti relatori, derivazioni qualunquiste, infiltrazioni fasciste e dell’opera massificata della mercificazione condotta dal capitalismo e della sua dirigenza sodale.
Questo è anche il motivo per cui siamo in due e ci presentiamo come portavoce piuttosto che come relatori.
Questa realtà non va identificata nelle singole persone, ma in un lavoro collettivo che possa portare chi sostiene e conduce l’antispecismo radicale a una prospettiva più ampia di convergenza di lotte condivise.

Uno dei tanti motivi che ha contribuito alla nascita di questa realtà è stata proprio la definizione (che ognuno di noi ha) di antispecismo.
Quando parliamo di derivazioni qualunquiste (prima ancora di infiltrazioni fasciste) non vi è giudizio sommario o superficiale, ma critica profonda all’aspetto stesso dell’etimologia dei termini.
Come tutti sappiamo il termine qualunquista ha sempre avuto accezione negativa, non sta a noi in questo ambito dare etichette di questo tipo, ma la connotazione di antispe ha assunto diverse significati e sopratutto molteplici strade di avvicinamento allo stesso.
Il Contagio nasce proprio da questo e in particolare dalla domanda, non da una domanda, ma dalla domanda: come è potuto succedere che un termine tanto fondante e semplice nella sua comprensione abbia subito una costante disintegrazione?
Ci siamo resi conto che l’attaccabilità del termine (intesa come lotta concreta) è nata da una disfunzione apparentemente innocente (ecco perché preferiamo definirla divisione) avvenuta negli anni 80, ovvero la differenza tra ABOLIZIONISMO e LIBERAZIONISMO.
Come tutte le lotte di liberazione del passato che hanno inizialmente sollevato masse e contradizioni, anche nella lotta antispecista vi è stato un momento in cui inconsapevolmente abbiamo aperto le porte ad una collaborazione diretta e indiretta con gli strumenti stessi che generavano oppressione.
Oggi anche nell’antipsecismo radicale si fa fatica a distinguerne questa iniziale anomalia.
La lotta antispecista dovrebbe necessariamente, per poter essere credibile, inattaccabile e quindi duratura, avere un’accezione unica e chiara per tutti, ecco perché parliamo di antispecismo liberazionista e quindi di liberazione totale, sino a giungere ad una sola proposizione: liberazione animale che racchiude in se la liberazione degli altri animali, degli esseri umani e del contesto in cui vivono, la Terra.

Tutti gli aspetti che hanno portato ad una deriva dell’antispecismo, ieri come oggi, partono tutti da quella alterazione iniziale: l’antispe ABOLIZIONISTA (con tutte le sue abberranti conseguente, debole e riduzionista).

Pionieri della tendenza ABOLIZIONISTA furono associazioni di stampo internazionale come WWF e Peta, ma che negli ultimi anni ritrova fautori e sostenitori in quegli approcci di stampo caffiano e da parte di associazioni animaliste come Essere Animali, Animal Equality e Sea Shepherd che, oltre a svendere il veganismo come “prova” (attraverso iniziative come “i 12 passi” o la “settimana vegana”) e sostenendo l’omologazione dello stesso da parte dell’industria sulla scia del “per gli animali va bene tutto”, “agli animali non interessa la politica” e dulcis in fundo “noi siamo la loro voce” e “gli oceani prima di tutto”, stringono collaborazioni con personaggi (politici e non) legati e collegati ad istituzioni ed organi di potere, delegittimando di fatto l’aspetto radicale, pulito, cristallino e libertario della lotta antispecista, di Barry Horne memoria.

VeganFest 2017, conferenza sul “benessere animale”, da sinistra: presentatore, Giulia Innocenzi, Renata Balducci, esponente di Animal Equality, esponente di Essere Animali.

Modalità queste che generano incoerenze e contraddizioni (che, da una prospettiva libertaria, ad oggi, sono ormai insanabili), rendendo la lotta per la liberazione animale “attaccabile” dall’esterno, da chi ne ha fiutato un mero affare economico sulla scia di una standardizzazione che vede il veganismo non più come atto politico, ma come moda del momento o commedia stantia.
Qui una piccola parentesi: quando si parla di atto politico si intende la genesi del termine politico che spinto da un riscatto di lotta esula e si estranea totalmente da ciò che oggi viene identificato come politico, ovvero partitico.
Aprendo così, come tutti abbiamo potuto notare in questi anni, ad una massiccia presenza da parte sia di politici e partiti alla ricerca (attraverso la strumentalizzazione della lotta) di consensi e facili trampolini elettorali, che alla costituzione e diffusione sempre maggiore di gruppi animalisti di chiara matrice xenofoba, intollerante e reazionaria, che hanno permesso il consolidarsi delle realtà fasciste, e quindi un totale appiattimento massificato della lotta: Fronte Animalista, Iene Vegane, Foresta che avanza sono solo alcuni esempi.

Derive qualunquiste e svendita degli ideali di liberazione che trovano la loro sublimazione in quelle espressioni commerciali volte a ridurre il veganismo ad un marchio, agevolandone l’assorbimento e la mercificazione da parte del capitalismo.
Derive che vedono sempre la presenza di politici di destra come nel caso del reciproco supporto e visibilità tra Vegan Ok e la onnipresente on. Brambilla.
Collaborazione che è stata rinnovata anche nel corso della recente edizione del SANA (vetrina personale di esposizione per Martella & Co.), che però non rinunciano a tenere piedi in più scarpe considerando lo spazio conferenziale offerto anche ad esponenti del M5S e la presenza di vari stand certificati Vegan Ok alla festa de l’Unità di Bologna, sempre nello stesso periodo.

A confermare e rafforzare la stretta collaborazione tra certificazioni ambigue votate al capitale e gruppi di stampo xenofobo e fascista, c’è lo stretto collegamento (in Italia) tra Vegan Ok e Sea Shepherd, con un sostegno reciproco che ne aumenta la visibilità, ridicolizzando chi conduce lotte reali per la salvaguardia degli eco-sistemi in generale, considerando, anche, le conferenze tenute dall’associazione di Watson sulle microplastiche e il lavoro condotto da Martella di certificazione dell’ovvio, apponendo il proprio marchio su alimenti per natura vegetali, ma imprigionati in vari strati di plastica.
Ma questo è solo uno dei tanti aspetti pratici, perché la criticità in merito a Sea Shepherd (che non è rivolta ai/alle volontar* dell’associazione in merito, molti dei quali si stanno facendo delle domande) la possiamo ritrovare nelle origini della sua fondazione e collaborazione internazionale: la terrificante amicizia e quindi collaborazione con uno dei massimi esponenti della destra americana, David Foreman. In una nota intervista P.W. massima espressione di SS nel mondo disse che considerava la sua associazione come la “marina militare” di Foreman, oltre ad aver contribuito alla stesura e diffusione di uno dei suoi libri.
In questo libro vi sono tra le tesi più xenofobe che il fascismo americano ha partorito: Foreman sostiene che i problemi della Terra sono colpa dell’immigrazione, e per questo i flussi migratori sono la prima causa di devastazione.
Inoltre SS in più occasioni ha arruolato marines americani nelle sue flotte.
Spostandci in Europa possiamo trovare l’amicizia profonda ormai nota con Brigitte Bardot (l’attrice gli ha regalato-ristrutturato una nave) moglie di un deputato del Front National francese, e che più volte è stata condannata per sue dichiarazioni pubbliche omotransfobiche, razziste e sessiste che lei stessa ha rivendicato con energia (le sue interviste si possono trovare sul web nei telegiornali francesi)
Le collaborazioni di SS con LAMYA ESSEMLALI neofascista del FN e con PIERRE RAHBI noto opinionista francese che afferma che il Pianeta è sostenibile secondo un’organizzazione sociale basata sulla famiglia, meglio se tradizionale e bianca.
Paul Watson definisce Rahbi quasi la sua guida spirituale condividendone in toto le sue posizioni.
All’inizio abbiamo accennato all’imprescindibile necessità di essere il più possibile inattaccabili, un processo lapidato da realtà come Vegan Ok che, oltre a diffondere un’idea malsana di veganismo, contribuisce a mantenere viva e vitale una visione antropocentrica di società attraverso l’utilizzo di feticci che rimandano alla prevaricazione animale e la vendita di prodotti che ne ricordano direttamente lo sfruttamento, come già affrontato nell’articolo Agganciati al sistema antropocentrico.
Ma Vegan Ok non è la sola espressione di mercificazione dell’antispecismo, ve ne sono molte tra cui una recente collaborazione tra la EVU (organo appartenente al Parlamento Europeo) e la multinazionale Unilever che prevede l’inondazione del mercato con 500 prodotti, nuovi e non, certificati con tale marchio e appartenenti alla corporation leader in ambito di sperimentazione animale, inquinamento, desaparecidos e land grabbing (o neo colonialismo).

La lotta antispecista radicale è, come tutte le lotte di liberazione di chi è oppresso, contro (e ne combatte tutte le sue devianze) la delega, e la proposizione ha lo stesso significato: la delega è contro la lotta antispecista radicale.
La liberazione animale ha credibilità se vi è questo assunto ecco perché bisognerebbe iniziare finalmente a parlare di liberazionismo totale.
Il sistema è un leviatano che si autoalimenta in continuazione, possiamo tranquillamente delegarlo a cambiare una legge sugli sfruttamenti che lui digerendone qualsiasi istanza ne moltiplica centinaia di altre.

Ricordiamo a tutti i presenti che la seconda udienza del processo contro i/le compagn* che hanno liberato 400 schiavi detenuti nel reparto di farmacologia di Milano si terrà il prossimo 30 0ttobre alle 9.
Lanciamo quindi un appello per la costituzione di un presidio solidale antifascista che dalla piazza possa esprimere un chiaro messaggio (considerando anche le infiltrazioni al presidio organizzato in occasione della prima udienza): fuori i fascisti dall’antispecismo!

English version

Rilanciata dal canale Insurrection News

Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista

In Italian, English, Spanish, Basque, French, Turkish, Kurdish, German and Portuguese versions

Appello internazionale per una Settimana di Azione Antispecista contro ogni espressione di dominio e prevaricazione, dal 30 ottobre al 5 novembre, è stato lanciato attraverso i social media.
Incoraggia i cittadini a svolgere ogni tipo di azione, dalla propaganda stradale (dipinti, manifesti, distribuzione di volantini) a laboratori/forum e dibattiti nei vari spazi di riunione affini a questa lotta, a organizzare varie azioni contro attività specifiche con gli strumenti che ogni persona può considerare opportuni, alle mobilitazioni e alle dimostrazioni di massa. Ognun* può partecipare e sentirsi coinvolto, al fine di scuotere ogni gabbia e simbolo di schiavitù.
In ricordo di Barry Horne e di tutte le vittime umane e non umane dello specismo e del dominio.
Sia le misure individuali che collettive di lotta sono valide; dalle azioni di diffusione alle mobilitazioni.

La solidarietà tra le specie non è solo una parola scritta!

Vi invitiamo a segnalarci le iniziative in programma, purché esse rispettino e rispecchino i valori imprescindibili di antifascismo (antirazzismo, antisessismo, antiomotransfobia), antiautoritarismo, anticapitalismo senza i quali l’antispecismo stesso non potrebbe esistere.
Vi aggiorneremo a nostra volta sulle mobilitazioni in programma a livello locale e internazionale.

English version

An international call for a week of action against speciesism, from October 30 and November 5, has been launched through social media. It encourages folks to carry out all kinds of actions, from street propaganda (paintings, posters, distribution of leaflets …) to workshops/forums and debates in your meeting spaces, to self-organizing various actions against specific businesses with the tools that each person may consider appropriate, to mass mobilizations and demonstrations. May each one be organized as it suits each one involved, and may they shake all the cages. In memory of Barry Horne and all the human and nonhuman victims of speciesism and domination.

Both individual and collective measures of struggle are valid; from diffusion actions to mobilizations.

Solidarity between species is not just a written word!

Versión en español 

Del 30 de octubre al 5 de noviembre, Semana internacional de acción contra el especismo

A través de redes sociales se ha lanzado una convocatoria internacional para una semana de acción contra el especismo, entre el 30 de octubre y el 5 de noviembre. Se anima a realizar todo tipo de acciones, desde propaganda en la calle (pintadas, carteles, distribución de panfletos…) hasta charlas y debates en vuestros espacios de encuentro y auto-organización, acciones diversas contra negocios especistas con las herramientas que cada cual considere apropiadas, o movilizaciones y manifestaciones. Que cada cual se organice como le convenga y agite contra todas las jaulas. En memoria de Barry Horne y de todas las víctimas humanas y no-humanas del especismo y de la dominación.

Las medidas de lucha tanto individuales como colectivas son válidas; desde acciones de difusión hasta movilizaciones.
¡La solidaridad entre especies no es solo palabra escrita!

Basque version

Urriaren 30etik azaroaren 5era arte, Ekintza Antiespezisten Nazioarteko Astea.

Sare sozialen bidez nazioarteko deialdi bat zabaldu da espezismoaren aurkako ekintzaren aste baterako, urriaren 30etik azaroaren 5a bitarte. Era guztietako ekintzak burutzera dei egiten dizuegu: kale-propaganda (pintaketak, kartelak, panfleto-banaketa… ), topagune eta auto-eraketa guneetan antolaturiko hitzaldi nahiz debateak, askotariko ekintzak negozio espezisten aurka bakoitzak komenigarri deritzen tresnekin, edo mobilizazio nahiz manifestazioak. Norbera nahi bezala antola dadila kaiola guztien aurka. Barry Hornen eta espezismoaren eta jazarpenaren biktimen omenez, izan gizaki nahiz ez.

Berdin balio dute neurri indibidual nahiz kolektiboek, difusio-ekintzek zein mobilizazioek.
Espezieen arteko elkartasuna ez da soilik idatzizkoa!

Français version

Un appel international pour une semaine d’action contre le spécisme, du 30 octobre au 5 novembre, a été lancé a travers les médias sociaux. Il encourage les gens à mener toutes sortes d’actions, de la propagande dans les rues (peintures, affiches, distribution de brochures …) à des ateliers / forums et des débats dans vos espaces de réunion, à l’auto-organisation de diverses actions contre des entreprises spécifiques avec les outils que chaque personne peut considérer approprié, aux mobilisations et aux manifestations de masse. Que chacun soit organisé comme il lui convient, et qu’ils agitent toutes les cages. En mémoire de Barry Horne et de toutes les victimes humaines et non humaines du spécisme et de la domination.

Toutes les mesures individuelles et collectives de lutte sont valides; des actions de diffusion aux mobilisations.

La solidarité entre les espèces n’est pas seulement un mot écrit!

Türkçe versiyon

30 Ekim ve 5 Kasım tarihleri arasında, türcülüğe karşı bir hafta süren uluslararası bir çağrı sosyal medya aracılığıyla başlatıldı. Sokak propagandasından (resim, afiş, broşür dağıtımı…) toplantı alanlarınızdaki atölye çalışmalarına/forumlara ve tartışmalara, her bireyin uygun göreceği araçlar ile belirli işletmelere karşı çeşitli eylemleri kendi kendine organize etmeye, kitlesel hareketlilik ve gösterilere kadar her türlü eylem insanları dışarıya taşımaya teşvik eder. Her birey ilgili olduğu kadar organize olabilirse, tüm kafesleri sarsabilirler.
Barry Horne’un, türcülüğün ve tahakkümün tüm insan ve insan olmayan kurbanları anısına.

Yayıncılık faliyetlerinden mobilize olmaya kadar , tüm bireysel ve kolektif mücadele çeşitleri geçerlidir.
Türler arası dayanışma boş bir laf değildir!

Kurdish Version 

Ji 30’yê Îlonê 5’ê Sermewazê ji bo ku li hemberî nifşperestiyê bangawaziya navnetewî haykırın. Ji propaganda kolan( wêne, afîş , belavkirina belavokan) xebatên atolyeyên li qadên we/ ji forum û gengeşiyan, herkes dikare li hemberî fîrmayan curbicur çalakiyên xwe bi amurên dest da çalakiyan bikarbîne û her çalakî wê mirovan teşwîk bike. Takekesek çiqas organîze bibe ; ewqas wê qefes wê bên şikestin.
Ji bo qurbanên nifşperestî yên mirov û nemirov ji bo bîranîna Barry Horne.
Ji xebatên çapemeniyê heya çalakbûnê, hemû cureyên têkoşînên takekesî û komî derbasdar e.
Hevkariya nifşperestan ne gotinek vala ye !

German Version

Internationale Woche für Antispeziesistische Aktionen vom 30. Oktober bis 5. November 2017
(from Contra-info)

Internationale Woche für Antispeziesistische Aktionen
Erweitert eure Ideen gegen die Ausbeutung von Tieren
Mobilisierung / Boykottaktionen / Verbreitung / Debatten / Aktionen
Die Solidarität zwischen den Spezien ist nicht nur ein geschriebenes Wort
In Erinnerung an Barry Horne und den Opfern von Speziesmus und Faschismus

Portuguese Version

Semana Internacional de Ação Contra o Especismo [30 de Outubro a 5 de Novembro]

Uma chamada internacional por uma semana de ação contra o especismo foi lançada para a semana de 30 de Outubro a 5 de Novembro. Apela-se à realização de todo o tipo de ações, desde a propaganda nas ruas (grafitis, pintadas, cartazes, distribuição de panfletos…), conversas e debates nos seus espaços de encontro e auto-organização, até a ações diversas contra negócios especistas – com as ferramentas que cada qual considere apropriadas – além de concentrações e manifestações. Que cada qual se organize como lhe convenha, individualmente ou em grupo, que se agite contra todas as jaulas. Em memória de Barry Horne e de todas as vítimas humanas e não humanas do especismo e da dominação.

As medidas de luta individuais e coletivas são válidas; das ações de difusão às mobilizações.

A solidariedade entre espécies não é só palavra escrita!

Fonte

Il Contagio si diffonde alla Festa Antispecista

Contagio Antispecista non è un gruppo, non è un collettivo né, tanto meno, un’associazione, ma nasce come piattaforma di condivisione, scambio, diffusione di materiale, testi e riflessioni utili a fare chiarezza su ciò che l’antispecismo dovrebbe rappresentare: una lotta politica per la liberazione totale!
Questo dal desiderio, e forse necessità, di costituire qualcosa che non abbia, né detti, vincoli particolari: chiunque può essere CA, tutt* possono farne parte ed usufruirne, purché siano rispettati i principi di antifascismo (antirazzismo, antisessismo, antiomotransfobia), anticapitalismo, antiautoritarismo senza cui l’antispecismo stesso non potrebbe esistere.
A circa un anno dal lancio di questo progetto, nel corso del quale è stato possibile far luce su fenomeni come l’opera di mercificazione subita dall’antispecismo e le infiltrazioni fasciste all’interno dello stesso, che come piramidi secolari elevano l’ingiustizia a “forma mentis” culturale e supremazia consolidata svuotando così di ogni valore la lotta per la liberazione animale, ci viene offerta la possibilità di un confronto pubblico nell’ambito dell’edizione annuale della Festa Antispecista.
Avremo la possibilità di approfondire argomenti come quelli affrontati nei testi Animalismo R.I.P. e Animalismo R.I.P. 2.0Vegan Degrado e Agganciati al sistema antropocentrico, contribuendo alla conferenza dal titolo Michela Vittoria Brambilla e la mercificazione del veganismo, in collaborazione con Maria Cristina Polzonetti e Aldo Sottofattori che si terrà sabato 16 settembre, alle ore 19, presso il Macao di Milano.

Info: Festa Antispecista

Azione diretta: antispecismo e derive qualunquiste

Quanto segue è uno scritto ricevuto per mail in versione anonima, ma potrebbe benissimo essere identificato come un manifesto dei valori caratterizzanti della lotta per la liberazione animale, e che con immenso piacere diffondiamo come fosse una boccata d’aria fresca.
Un’approfondita disanima in relazione a quello che, da qualche tempo, è stato identificato come “antispecismo debole” e di ciò che invece l’antispecismo politico dovrebbe rappresentare.

Azione diretta: antispecismo e derive qualunquiste
(Verso una necessaria convergenza delle lotte in una prospettiva, se pur complicata, di dialogo con le diverse individualità attive, per la liberazione totale)

La storia si ripete, non appena c’è un segno premonitore del radicalizzarsi di una lotta, ecco che spuntano i fossili del riformismo.
Questi giovani “guerrieri” carichi di rughe, invecchiati precocemente, ansiosi di far carriera, di aggiudicarsi un posto caldo nelle stanze del potere, si muovono nel raggruppamento che più gli è congeniale, parlando di rivoluzione, si, ma con moderazione, magari spedendo qualche email di protesta, oppure in campo, come ad esempio raccogliendo firme per poi scambiarle nelle sedi appropriate.
La forza della democrazia consiste nel mettersi in groppa del cavallo imbizzarrito, dopo averlo pesantemente domato, indirizzarlo verso la staccionata profumata della prigionia sociale e sotto il discreto, ma solerte controllo delle varie strutture della repressione annientarlo.
E’ quello che sta succedendo esattamente nell’ambiente cosidetto “animalista”, dove dopo anni di suppliche, raccolte di firme, discussioni da salotto davanti al camino, qualcun* si è stancato di stare a guardare lo sterminio ed è passato a praticare l’azione diretta liberando gli altri animali.
Ed ecco che bisogna frenare queste frange di “animalisti impazziti”, dargli una panoramica “limpida” di lotta istituzionale, indirizzarli verso una giusta e coerente battaglia neutrale, liberale e rappresentativa, insomma traghettarli verso le stanze da cui partono gli ordini stessi dello sterminio.
L’Azione diretta non può essere fraintesa, lo stesso termine è esente per principio da infiltrazioni regolamentate dal sistema, se no, crollerebbe ancora prima di materializzarsi come termine.
Come due sponde di un fiume, dove su ogni lato possono vivere ambienti completamente diversi, così i significati di “azione diretta” e “istituzione welfaristica”(cioè la tendenza reazionaria al mantenimento dell’oppressione) difficilmente potranno mai incontrarsi, divisi da acque tumultuose che non consentono, e mai lo faranno, un dialogo su concetti quali liberazione, lotta all’esistente, emancipazione.
Coloro che seguono la strada tortuosa dell’azione diretta sono disposti in linea di massima a dialogare sempre, eccetto con chi permette e mantiene il binomio “benessere-animali” dove per benessere s’intende gabbie più confortevoli (e non libertà del soggetto come l’etimologia del termine suggerisce) e per animali s’intendono soggetti minori (e non individui con pari diritti inalienabili alla vita), moltiplicando di fatto la sofferenza degli altri e ampliando quella forbice che detta le condizioni di chi, da una posizione privilegiata, mantiene la distanza stessa tra i viventi, etichettandoli, in una prospettiva antropocentrica dove eternamente si fonda la miserevole visione del Noi e loro.
La lotta per la liberazione animale non può essere svuotata della sua spinta generatrice di rispetto nelle diversità, nè tantomeno standardizzata a espressioni che di liberazione totale non hanno nulla.
Bisogna necessariamente volgere lo sguardo a chi, per antica tradizione o moderne opere di sfruttamento, è segregato contro la sua volontà e adoperarsi per la sua evasione, anche evidentemente qualora fosse imprigionato in castelli dorati.
Sempre più spesso si assiste a operazioni che delegittimano il lavoro svolto con fatica da attivisti genuini, che con il proprio sudore sul campo applicano l’antispecismo concreto diretto, delegittimati proprio da chi dovrebbe, per complicità solidale, appoggiarli.
Figli naturali del welfarismo reazionario, questi ultimi, moltiplicano il messaggio (attraverso articoli e manifestazioni in strada) che il mutuo aiuto nei confronti degli altri, umani e non, è inconciliabile con la politica (dove per politica intendono, creando confusione e nebbia, l’approccio indivisibile con l’autodeterminazione dei soggetti segregati e nello stesso tempo il teatrino partitico, mischiando in un solo cesto liberazione animale e riformismo).
Frasi come: <Agli animali non interessa la politica> o <Pur di ricevere aiuti economici bisogna aprirsi a tutti, compresi i fascisti>, non fanno altro che creare tensioni e smarrimento nelle altrui sensibilità, sensibilità che pronte a germogliare in direzione di una visione di lotta sincera antispecista, vengono recise da argomenti che ne strutturano il caos interpretativo, agendo da freno in una eterna omologazione sistemica.
Dire che la politica non può entrare quando si parla di liberazione animale è non solo pericoloso (poichè spalanca porte ben note, dove il Sistema attua, avendo strada libera, quelle che si chiamano “manipolazioni ad interesse”: cioè spingere il consenso riformista in profondità e stravolge così le istanze del movimento per la liberazione animale) ma anacronistico.
Se si vuole una liberazione totale dalle oppressioni la politica è cardine, colonna portante, viceversa si sposterebbe il pendolo solo su alcuni animali e non tutti. Il lavoro più arduo (che purtroppo è lapidato continuamente) è cercare di far comprendere l’antispecismo ( e la sua forza formidabile di cambiamento) e successivamente coinvolgere tutte quelle individualità che vogliono un mondo senza muri o reticolati, gabbie o sbarre, allevamenti o mattatoi senza distinzioni di specie.
Gli xenofobi, i fascisti, i razzisti non vogliono un mondo così, anzi lo combattono, per una sorta di supremazia razziale, dove vige la superiorità dell’umano che aiuta “disinteressatamente” gli altri animali in uno dei concetti più specisti che esistano.
Libertà è poter correre in sconfinati prati senza orizzonti, poter nuotare in mari senza reti, poter volare in cieli puliti, poter attraversare dogane, Stati o confini artificialmente costruiti, comprendere il dolore altrui e rispettarne le differenze nel corpo, il resto non è libertà è dominio, e fino a quando il dominio è espressione chiara e palese o celata e manipolata, la strada per la liberazione non sarà conclusa.

Manifestazione contro le frontiere per la libertà di movimento

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato diffuso da Resistenza Animale, realtà antispecista, che lancia per giovedì 2 marzo (domani), un presidio a Chiasso: contro le frontiere e in solidarietà con chi rischia la vita per attraversarle!
L’appuntamento è fissato per le ore 17.30 in piazzale Indipendenza (dalla posta), gli/le organizzatori/trici dell’iniziativa invitano a prendervi parte come singoli individui, senza bandiere o striscioni di partiti, associazioni, ecc. No foto! No giornalisti/e.
Riportiamo di seguito il testo:

Lunedì 27 febbraio 2017 sul tetto di un treno regionale TILO all’altezza di Balerna un uomo è morto folgorato dai fili dell’alta tensione. L’uomo era salito in Italia per riuscire a passare il confine senza controlli in quanto non era in possesso di un documento valido.
«Tragico incidente» o omicidio?
Secondo noi è stato ucciso dal regime migratorio e d’asilo svizzero, dalle frontiere, dal razzismo e da chiunque chiude gli occhi davanti alla sofferenza che porta alla fuga dalla terra in cui si nasce. Persone che scappano o scelgono di partire in cerca di una vita più dignitosa, come gli esseri umani hanno sempre fatto ovunque, compresi le nonne o i nonni ticinesi che partivano per le Americhe in cerca di lavoro durante il secolo scorso.
Persone che fuggono da guerre e povertà provocate dagli interessi degli stati e delle multinazionali occidentali, come la svizzera con le sue imprese di armamenti e di commercio di materie prime.
Il razzismo, le frontiere ed il capitalismo uccidono: non esserne complice!”

Nemiche e nemici di ogni frontiera

Contro ogni prigione, allevamento, centro di detenzione, barriera mentale e fisica, per la libertà di movimento, la liberazione della terra e dei suoi abitanti.