Free John Doe: Bollywood!

Inattaccabile, coerente e privo di compromessi!
Le caratteristiche che dovrebbero contraddistinguere l’antispecismo politico radicale (necessariamente liberazionista), come espresso nell’intervento tenuto dal Contagio nel corso della scorsa edizione della Festa Antispecista, dove è stata offerta una prima panoramica su quei gruppi e singolarità che contribuiscono la mercificazione e strumentalizzazione delle istante di liberazione.
A tal proposito vi proponiamo, di seguito, il contributo (ricco di riferimenti) ricevuto da BB che permette di fare chiarezza sulla natura e gli intrecci tra la giornalista Giulia Innocenzi, Nomattatoio, Essere Animali, CIWF e Free John Doe.

Autunno. Buio. Sono le due. L’aria è fredda. Dalla terra sale bianca spessa foschia.
Il muro scrostato è facile da saltare.
La grande porta di metallo è semiaperta.
Dentro, buio.
Sospiri, pianti.
Zaffate di ammoniaca e puzzo di morte.

Sulla via del ritorno cedo e fermo la macchina lungo la strada.
La disperazione mi chiude la gola.
Guardo la macchina fotografica. Nel saltare il muro, quando è scattato l’allarme, ho rotto la ghiera dell’obiettivo. Dovrò ricomprarne uno. Chissà quando.
Scorro le fotografie.
Servirà mai a nulla tutto ciò?
Mostrare quello che nessuno vuole vedere davvero porterà a qualcosa che non siano vuote promesse, ridicole leggi per gabbie arricchite o telecamere a circuito interno?
Non sono nessuno. Un occhio che guarda impotente. Una lastra di zinco su cui i prigionieri incidono le loro storie di rabbia e disperazione.
Le mie scarpe sono sporche di fango. La felpa puzza di sordo dolore.
Sarah Kite, Zoe Broughton, Michelle Rokke, PETA o Igualdad Animal. Covance, HLS, Vermont Slaughter Plant.
Decenni di investigazioni sotto copertura, video, documentazioni.

Stiamo davvero costruendo qualcosa? Facendo qualcosa? Cambiando qualcosa?
Mi vedo riflessa nello specchietto retrovisore.
Sono come quella gallina miracolosamente uscita da una delle gabbie, che pensa di essere libera e di poter finalmente uscire dall’incubo. Ma che è destinata a vagare tra le file di recluse, i cadaveri decomposti, i cumuli di feci. Fino alla morte.
Stacco.
Cambio scena.

Nasce una nuova unità investigativa, l’ennesima. Come le altre, fornita di materiale tecnico e tecnologico, e costituita da investigatori addestrati ed attrezzati.
I video di questa nuova unità investigativa, nome in codice Free John Doe, finiscono nel programma di una giornalista che sugli animali ha costruito il suo successo: Giulia Innocenzi.
Nel suo programma la giornalista ride e scherza con allevatori di visoni, chef rinomati e magnati della ristorazione, intercala le immagini agghiaccianti di allevamenti (nei quali la si vede entrare con gli investigatori, constatare sconcertata la presenza di tanti tanti topi e di tanta tanta cacca, osservare i corpi martoriati dei vivi e dei morti con distaccato stupore) con siparietti in cui si mostrano “gli animalisti”: un gruppo di incappucciati improbabili ALF (ai quali la Innocenzi dice: “ma gli animali sono sempre stati allevati”, e quelli rispondono che sì, ma non negli allevamenti intensivi. Come se fosse questo il nocciolo della questione), Vassallo e il META che fermano un camion di maiali, fanno domande idiote all’autista, chiamano i maiali bambini che danno tanti bacini, gli intramontabili 100% e i loro fumogeni.
Di fronte a simili figuri, gli “altri”, ovvero gli allevatori, i circensi, i cacciatori, i cuochi di fama internazionale, fanno la figura delle persone dabbene, posate, aperte mentalmente. Da un lato un manipolo di pazzi ignoranti esaltati, dall’altra seri professionisti, pronti al dialogo, rappresentanti dell’italica cultura fatta di eccellenze (alimentari, artistiche, della moda). In mezzo, la nostra Giulia con i suoi investigatori dai nomi in codice e le loro avventure piene di suspance.
Persino LAV avanza critiche nei confronti del programma. In un articolo pubblicato da Vegolosi la Innocenzi viene accusata di aver danneggiato l’immagine degli animalisti, ritratti come macchiette. LAV sostiene che al centro delle inchieste non siano stati messi gli animali, che sia stata data voce soprattutto a rappresentanti dell’industria dello sfruttamento e che si sia preferito chiamare la neonata Free John Doe a lavorare per le riprese (qui mi sa che rosicano perché non sono stati chiamati loro).
Un bel giorno, i nostri investigatori decidono di piazzare delle telecamere nascoste in un macello vicino Frosinone.
Il macello, piccolo, di provincia, macella mucche, vitelli, e bufalini.
Gli stessi bufalini, ironia della sorte (ma mica tanto) che la stessa Innocenzi nel suo libro “Tritacarne” spera vengano sempre più utilizzati nella dieta mediterranea, in modo da non venire ammazzati così presto ed in maniera così brutale (il capitoletto del suo libro in cui viene affermato questo si intitola “Il paradiso – a tempo – dei bufalini”; leggere per credere).
Le telecamere riprendono ciò che quotidianamente accade. Le immagini vengono rimbalzate in televisione, e il caso scoppia.
In questo video, ecco che la Innocenzi chiede di diffondere il suo appello per la chiusura di quell’unico mattatoio, anch’esso, come quello della Italcarni di Ghedi, immancabilmente etichettato come “macello degli orrori” (in quel caso la Innocenzi aveva pure lanciato una petizione, che potete leggere qui)
Ma la Innocenzi lo sa che tutti i macelli sono luoghi di inenarrabile orrore?
Gli abili ed esperti investigatori di Free John Doe, almeno loro, questo dovrebbero saperlo.
E se lo scrivono nel testo che accompagna il video dell’investigazione, in fondo, alla fine, sembrano dimenticarlo quando aiutano a far passare un messaggio che è l’esatto contrario.

E, a proposito del video, lo sapete che Andrea Scanzi (la voce narrante scelta per le immagini terribili che si susseguono) nel suo blog si definisce vegetariano, quasi vegano, e degustatore di formaggi?
Ma lo sanno la Innocenzi, Scanzi e gli abili investigatori di Free John Doe (sì, loro lo sanno, sì) che quei vitellini e quei piccoli di bufalo altro non sono che gli scarti della produzione del latte?

L’inchiesta sul mattatoio laziale permette l’entrata in scena di un altro gruppo.
NoMattatoio subito organizza un presidio sia avanti al macello che alla ASL (ove si recano la Innocenzi e Mirko Busto del M5S).
“Come si fa a regolamentare la violenza in un contenitore di violenza”, urla qualcuno lì avanti.
A questo risponde pronto Busto, che, a seguito del fatto, ha presentato interrogazione parlamentare chiedendo, tra l’altro, di adottare sistemi di videosorveglianza all’interno dei macelli, come da sua proposta di legge 4296.
Proposta che ha, guarda caso, incontrato l’appoggio entusiasta di Animal Law e CIWF: ovvero di un’associazione nata da una costola di Essere Animali e la farsa degli allevatori compassionevoli che spingono per un allevamento “etico” e rispettoso del benessere animale.

Da questa collaborazione ne nasce un’altra.
Ovvero quella tra Free John Doe e la ideatrice della campagna NoMattatoio, che diventa la portavoce del team investigativo, all’interno di un gruppo di supporto che ha come strumento una pagina facebook.
Qui viene ovviamente diffuso il video girato all’interno del mattatoio di Ferentino, ed il relativo mail bombing in cui si manifesta sorpresa per il fatto che la ASL, dopo la puntata di Animali Come Noi e la denuncia della LAV, abbia imposto limitazioni all’attività svolta, ma tra queste NON quella di NON MACELLARE ANIMALI.
Ad un mattatoio: “è inaccettabile che tra le limitazioni imposte non figuri quella di macellare gli animali, quando in realtà, stando alle immagini diffuse, sembra dover essere proprio questa pratica il principale oggetto di indagine e messa in discussione all’interno della suddetta struttura.”
Forse perché impedire la macellazione all’interno di un macello equivarrebbe a decretarne l’immediata chiusura?.
Vengono diffuse anche pillole di veganismo in puro stile mainstream ove, tra un proliferare di hashtag (#vegan #veg #freeanimals #animalrights #govegan #veganchoice #specismo #meatismurder #animalismo #animalisti #freejohndoe #veggie #veganism #animalabuse #animal #whatveganseat #veganlife #veganforanimals #truth #compassion #compassionisnotacrime), frasi fatte ad effetto con sfondo di cuccioletti (vuoi fare a cambio con la mia vita? Perché ci chiamate carne? Scegli la tenerezza!) e brevi citazioni di autori famosi ci scappa pure il riprendere notizie già date da altri gruppi, blogger e persino giornalisti ignari che lavorano e vivono dall’altra parte del mondo: come nel caso di Patrick Malborough in relazione all fuga di Manny.
Il tutto, ovviamente, senza citare fonti né approfondire alcunché, è così che un vitello che scappa da una nave trasporto bestiame diretta chissà dove diventa una mucca che scappa da un macello di Fremantle – laddove chi ha scritto il post è evidente che non ha avuto neanche la curiosità di andare a cercare cosa è Fremantle su Google – io non ve lo dico, se non lo sapete fatelo almeno voi.
Così che quel che ne risulta è un tiepido brodino di storie tutte con lo stesso finale e la stessa finalità: commuovere e raccogliere likes.
Pochi concetti semplici, pochi approfondimenti, collaborazioni con chi insiste sul benessere animale, sulla condanna degli allevamenti intensivi, sui rischi alla salute dei consumatori causati dalle cattive pratiche perpetrate negli allevamenti degli orrori e nei macelli degli orrori.

Cambio scena.

Sono quella gallina miracolosamente uscita da una delle gabbie, che guarda chi pensa sia lì a fotografarla per poter poi lottare per lei, affinché possa, presto, uscire dall’incubo. Ma che è destinata a vagare tra le file di recluse, i cadaveri decomposti, i cumuli di feci. Fino alla morte. In attesa che i piccoli passi conducano da qualche parte.

Presidio in solidarietà alla resistenza Mapuche: Santiago Vive!

Il 30 settembre scorso in 12 città, tra cui Milano (di cui vi proponiamo un contributo audio), si sono tenuti presidi e proteste fuori dai negozi Benetton e Sisley in solidarietà alla resistenza del popolo Mapuche, per mostrare alle persone i regimi oppressivi, le opere di land-brabbing e sfruttamento animale e umano condotte in Argentina dalla multinazionale italiana, anche a seguito della scomparsa del compagno anarchico Santiago Maldonado.
Solo ultimo di quella lunga lista di persone fare sparire nel corso dei vari regimi dittatoriali argentini, l’assassinio di Santiago ha sollevato quel velo di omertà che celava, agli occhi del mondo, l’oppressione patita dal popolo Mapuche fin dai primi anni del secolo scorso, e la conseguente colonizzazione delle terre ancestrali da loro abitate condotta da Benetton dal 1991.
Dopo quella del 30 settembre, e le ulteriori iniziative andate in scena in occasione della Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista, con presidi a Viareggio, Brescia, Bologna e Genova tenuti da vari gruppi antispecisti, la Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche rilancia una nuova mobilitazione.
Riceviamo e diffondiamo di seguito l’appello (a cui il collettivo Brescia Antispecista ha già risposto) per lo svolgimento di un presidio in programma a Milano sabato 25 novembre, alle ore 15, sotto il consolato argentino di via Agnello 2, che si concluderà al negozio Benetton di Piazza del Duomo.

Santiago Maldonado, solidale con la lotta del popolo Mapuche, scompare il 1 Agosto 2017 nella comunità Mapuche di Cushamen, durante una violenta irruzione della gendarmeria argentina.
Santiago si trovava in questo territorio per sostenere il recupero delle terre occupate dalla multinazionale italiana BENETTON, e per esigere la liberazione di Facundo Huala, mapuche incarcerato da diversi mesi per difendere il proprio territorio.
Dopo quasi 80 giorni di bugie, manipolazioni e nefandezze, il corpo senza vita di Santiago viene ritrovato in un fiume.
Vogliamo ringraziare la solidarietà di Santiago al popolo Mapuche, ricordare il suo altruismo e la sua generosità umana, vogliamo denunciare pubblicamente i suoi maledetti assassini: il governo Macrì e BENETTON, e dobbiamo esigere che i colpevoli paghino per questo terribile crimine di stato.
Non possiamo fermarci nel silenzio complice di questo sporco e infame capitalismo, che devasta, sfrutta, reprime, incarcera ed assassina per i propri interessi e profitti.
Scendiamo in piazza in nome della lotta di Santiago ed urliamo tutt* insieme che SANTIAGO VIVE, e che noi non dimentichiamo né perdoniamo.
Santiago, noi siamo fieri di te!

Contro il capitalismo, ogni espressione di dominio e prevaricazione, per la liberazione del vivente è della Terra stessa: complici e solidali con la resistencia Mapuche.

Una riflessione sull’anticapitalismo – di Barbara X (italian/english)

Riportiamo di seguito l’appello diffuso recentemente da Barbara X e rivolto ai/alle compagn*, un monito affinché l’anticapitalismo possa finalmente rappresentare quel bacino di intersezione delle lotte di liberazione, il cui raggiungimento non può prescindere dalle istanze antispeciste.
Appello già ripreso e sottoscritto da Brescia Antispecista, che a nostra volta firmiamo invitando chi si ritrova nelle parole che riportiamo di seguito a comunicarci la medesima volontà.

Quando si partecipa a un corteo antifascista, a un presidio per rivendicare diritti per tutti e tutte, si è consapevoli di schierarsi contro un sistema di dominio che ha una forza nettamente superiore rispetto a chi si ribella. È la forza del capitalismo, del potere, che ha dalla sua parte la maggioranza dei consensi e ogni tipo di difesa. Eppure si scende in piazza lo stesso, si scende in piazza per dire “No”, si scende in piazza perché si ha una fiducia incrollabile nelle proprie idee. E si boicotta, si condanna, si contesta, anche se ciò sovente non porta frutti nell’immediato.
Ci si batte contro il fascismo, contro il sessismo, contro il razzismo, contro l’omotransfobia, contro il capitalismo e via dicendo; ma purtroppo si fa una gran fatica ad aggiungere a queste battaglie la lotta contro lo specismo, cioè lo sfruttamento di chi appartiene a specie diverse dall’umana. È talmente radicata nelle nostre società l’idea che gli animali di specie diverse dalla nostra valgano meno di niente, che anche la maggioranza degli antagonisti decide di disinteressarsene, di non dire in questo caso il proprio “No” al sistema di dominio. Nessuno della “setta dei vegani” (secondo una definizione delle destre capitaliste che vogliono salvaguardare i propri interessi e tutte le industrie – allevamenti, armi, ecc. – che vivono sfruttando e distruggendo) vuole “convertire” nessuno nel suo privato: semplicemente sono sempre di più i compagni e le compagne che si chiedono come mai, almeno per quanto riguarda iniziative pubbliche e di autofinanziamento, vengano ancora usati i corpi senza vita delle vittime del sistema di dominio, di quel sistema di dominio che si vorrebbe strenuamente combattere. Reputare inferiori altri viventi è contrario ad ogni considerazione etica, politica, scientifica. A nessuno viene chiesto di diventare vegano/a da un giorno all’altro, ma almeno di riflettere su tale questione, poiché ci sembra doveroso e sempre più urgente. Non è ammissibile rimanere indietro su questo versante della lotta politica: se non si riesce (o non si vuole) abbozzare una riflessione sull’antispecismo, e cercare quindi di agire di conseguenza quando se ne presentino le occasioni, si va inevitabilmente ad intaccare, ad indebolire anche le altre battaglie. Gabbie e catene non ci dovrebbero essere per nessuno, e invece, con tutto il loro orrore, saltano fuori quando si tratta di sfruttare gli ultimi fra gli ultimi, cioè gli animali non umani, che fatti a pezzi nel “carnaio popolare” vanno a soddisfare i capricci del palato; spesso ci si giustifica con la parola “tradizione”, ma essa non è che il frutto mostruoso del più bieco conservatorismo: e questo purtroppo – politicamente parlando – è tragicamente trasversale.
Soprattutto in un’epoca come la nostra, non si può essere anticapitalisti a corrente alternata: con modalità di volta in volta differenti, organizzare pranzi a base di carne e derivati animali significa, più o meno indirettamente, sostenere un sistema di dominio che sta devastando anche le vite dei più poveri e indifesi fra gli esseri umani, nonché il pianeta stesso che ci ospita.
Inquinamento, abuso delle risorse, squilibri sociali, miseria e quant’altro: tutto ciò è ormai di pubblico dominio, come si fa a non considerare questi aspetti?
I controsensi sono all’ordine del giorno, ma è tutt’altro che difficile essere coerenti per davvero con le proprie lotte, con le proprie idee. In genere, sembra siano ben chiare le riflessioni sul rispetto delle differenze; eppure, tutte le porte vengono chiuse quando si parla dell’animale come un altro da rispettare. Che l’essere umano sia il padrone del pianeta e sia sempre superiore a qualunque altra forma di vita, be’, questa è un’idea che rimanda a tristissimi e bui momenti della storia umana, a partire anche da concetti espressi nei libri sacri… Per cui oggi continuare a combattere una pulsione criminale come il fascismo adottando con gli animali gli stessi metodi che fascisti e nazisti hanno usato contro i loro oppositori e contro le minoranze, è quanto mai illogico e sempre più penoso.
Non si può continuare a perpetuare l’ideologia del più forte che schiaccia il più debole: e l’animale di una specie diversa dalla nostra non fa eccezione. A fascisti e compagnia cantando è inutile fare certi discorsi, li si combatte e basta: odio e sopraffazione fanno parte del loro corredo pseudopolitico, quello degli oppressori. Ma compagni e compagne hanno l’obbligo politico di capire che si può e si deve (almeno in occasioni pubbliche, per il momento) rinunciare ad un’orrida abitudine consolidata. Conoscendo la sofferenza e lo sfruttamento che stanno dietro gli allevamenti (sia intensivi che biologici: cambia poco), la morte cruenta di esseri che, scientificamente ed eticamente, è dura definire inferiori, sapendo che gli allevamenti sono fra le principali fonti di inquinamento a livello mondiale, come si può sperare di ottenere vittorie significative nelle battaglie contro le nocività, contro l’inquinamento, contro le disuguaglianze sociali, continuando a sostenere tutto questo con le scelte alimentari?
Nessuno vuol fare la morale a nessuno, ma da antifascisti/e, antispecisti/e, anticapitalisti/e crediamo che si debbano metter da parte retaggi, tradizioni, abitudini e cominciare a vedere sotto un’ottica differente determinate tematiche: ne va della nostra credibilità, del futuro nostro e delle nostre lotte.

Brescia Antispecista
Contagio Antispecista
Collettivo antispecista ed antifascista torinese

English version

A reflection on anticapitalism

“When we take part in an antifascist demonstration, in a sit in to claim the rights for everyone, we are aware of the fact that we protest against a system of domination which is much stronger than the ones who resist. It is the strength of capitalism, of power that has on its side the majority of the consents and every kind of defence. Yet we demonstrate anyway, we demonstrate to say “No”, we demonstrate because we have an unshakable trust in our ideas. And we boycott, we condemn, we protest, even if this often doesn’t bear fruit in the near future. We fight against fascism, against sexism, against racism, against homo/transphobia, against capitalism and so on; but unfortunately it is so hard to add to these struggles the fight against speciesism, that is the exploitation of the ones who belong to species other than human. In our societies the idea that animals of species other than our one have no value is so rooted, that also the majority of the antagonists decides to take no interest in them, it decides in this case not to tell its “No” to the system of domination. None of the “sect of the vegans” (according to a definition of the capitalist right that wants to safeguard its interests and all the industries – farms, arms, etc.- which live exploiting and destroying) wants to “convert” nobody in his/her private sphere: simply there are more and more comrades who ask themselves why, at least as regards public initiatives and selffinancing events, the bodies of the victims of the system of domination are still being used, of that the system of domination which we would like to fight strongly. Considering other living beings as inferior is contrary to every ethical, political and scientific consideration. No one is asked to become vegan overnight, but at least to give this issue some thought, because we think it is essential and increasingly urgent. It is unacceptable to lag behind in regard of this side of the political fight: if you cannot (or you don’t want to) define a reflection on antispeciesism, and so try to act consequently when the opportunities arose, this also inevitably undermines and weakens the other fights. Cages and chains shouldn’t exist for anyone, and instead, with all their horror, they come up when it comes to exploit the lasts among the lasts, namely the non-human animals, who cut into pieces in the “popular slaughter” they satisfy the caprices of the palate: often this is justified with the word “tradition”, but it is nothing but the monstrous result of the most sinister conservatism: and unfortunately this – politically speaking – is tragically across-the-board. Above all at times like these, you can’t be alternate-current anti-capitalist: in ways that differ in each occasion, organizing lunches made up of meat and animal products means, more or less indirectly, supporting a system of domination which is devastating also the lives of the poorest and most vulnerable among the human beings, as well as the planet itself in which we live. Pollution, abuse of resources, social imbalances, poverty and so on: all this by now is public knowledge: how can you not to consider these aspects? The contradictions are common, but being really consistent with our own fights, with our own ideas is anything but difficult. In general, it seems the thoughts on the respect for differences are well clear; but, all the doors are closed when we talk about the animal as another being to respect. That the human being is the owner of the planet and he is always superior than any other form of life, well, this is an idea that recalls painful and dark times of human history, based also on concepts expressed in the sacred books… So today continuing to fight a criminal impulse like fascism adopting with animals the same ways that fascists and Nazis used against their opponents and against minorities, is extremely illogical ever more painful. We cannot continue to perpetuate the ideology of the strongest that oppresses the weakest: and the animal of a different species is no exception. Making this kind of speeches to fascists and their company is useless, we just have to fight them: hate and oppression form part of their pseudo-political legacy, that of the oppressors. But comrades have the political duty to understand that we can and we have to (at least on public occasions, for the moment) give up an awful strong habit. Being aware of the suffering and the exploitation that lie behind farms (both intensive and organic: it changes little), the bloody death of beings who, scientifically and ethically, it is hard to define inferior, being aware that farm are among the main sources of pollution worldwide, how can we expect to obtain substantial victories in the struggles against nuisances, against pollution, against social inequalities, if we continue to support all this with our food choices? No one wants to lecture nobody, but as antifascists, antispeciesists, anti-capitalists we believe that we have to put aside legacies, traditions, habits and start looking some kind of issues from a different angle: our credibility, our future and the future of our fights depend on it.”

Barbara X

Dall’altra parte della barricata

Oggi nel mondo si può incenerire con estrema facilità la biodiversità (sempre più drammaticamente fragile) e lo si fa esclusivamente per profitto (non a caso si definiscono “risorse” il saccheggio).
È possibile lasciare montagne di cenere sotto gli occhi di tutt@ e nessun@ si scandalizza.
In nome del progresso l’essere umano si trasforma in macchina e, lontano da qualsivoglia critica o responsabilità, sta trasformando il pianeta in un luogo velenoso ed estraneo. Sta inquinando, con devastante progressione: l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali, tutti gli animali.
E’ curioso osservare come l’assenza totale di interesse verso l’ecocidio sia direttamente proporzionale al piano inclinato di distruzione, al punto che è legittimo domandarsi se vi è veramente soluzione.
Come antispecisti riteniamo che questa proporzione non cambi la disposizione alla lotta di liberazione.
Non agiamo per un futuro “ecosostenibile”, termine macinato, stravolto e privo di validità ma per una visione scardinante del sistema che perpetua l’accelerazione.
Non siamo “ambientalisti”, siamo “guerrieri” per la liberazione della Terra (per guerriero intendiamo il rapporto-senso libertario del termine: guerra alla guerra).
I due termini, infatti, sono in antitesi, il primo asservito e genuflesso al dominio, cioè la causa unica del disastro, il secondo arrampicato su barricate instabili ma vitali.
Non si lotta per vincere, il mostro tritatutto non si può abbattere, si lotta semplicemente perché è il respiro stesso che lo chiede.
Il corpo, I nervi, I muscoli, le unghie lo chiedono. Si lotta perché le zampe, l’olfatto, il pelo, I denti, le corna lo chiedono.
Possono commerciare sulle nostre vite ma mai riusciranno a trascinarci lontano dalle barricate. Le navi da crociera dell’associazionismo ambiente-animalista, pirotecniche nel cercare di convincere (in giornate stanche di orgoglio celebrativo auto-referenziato) che sono loro l’unica cura, ma in realtà sono parte integrante della malattia.
Parte dell’autorità, e l’autorità lavora per conservare lo status quo.
La lotta per la liberazione animale non è un moloch granitico e impermeabile, è viceversa formato da una miriade di schegge impazzite che si muovono per minare lo status quo.
Appare evidente che in una società dove le profonde diseguaglianze (nel senso più ampio del termine) spingono gli individui ad accelerare quel sintomo esasperato costante di ribellione (in netto contrasto a una illusoria lotta omogenea dettata solo da emancipazioni personali, tornaconti da etichetta o tessere di appartenenza), smascherando in tal senso tutte le tipologie di prevaricazione in direzione di una nuova comprensione del disastro in atto. Risulta manifesto, quindi, questo “nuovo” grido di liberazione, una liberazione che per gli anarchici antispecisti: o è totale o non è liberazione.
Uno scontro in evidente contrapposizione alla filosofia conforme di una religiosa “salvaguardia” dell’habitat da parte dei colossi dell’abolizionismo associazionista.
L’antispecismo libertario è l’espressione di linguaggio (del corpo) più libera, più destabilizzante, più disposta a continui movimenti, va da sè quindi che ognuno o ognuna può declinare quello che ritiene più corretto nel suo approccio, ma questo non significa non avere ben presente la realtà.
Una realtà che non è filosofia analitica o voli pindarici per convincersi di avere ragione, è tangibile, concreta, incontrovertibile: davanti all’oppressione, all’annientamento, al dolore e al terrore, e solo in questi casi, siamo si tutt@ ugual@, umani e non.
La Terra collassa e noi con essa, cerchiamo di precipitare lottando e senza guinzaglio.

Per approfondire: La mercificazione delle istanze di liberazione (relazione del Contagio alla Festa Antispecista)

Presidio antifa per la liberazione animale – Report (italian/english)

Il 30 ottobre scorso divers* attivist* antispecist* si sono dati appuntamento davanti al tribunale di Milano (Italia).
Arrivati da diverse città in forma indipendente ed individuale, senza alcuna bandiera che potesse riconoscerne l’identità o la provenienza (vi erano solo bandiere antifasciste ed antispeciste internazionaliste) hanno voluto, con la loro presenza, offrire solidarietà e complicità incondizionata ai/alle compagn* sotto processo.
Compagn* “colpevoli” di un’azione diretta avvenuta il 20 aprile 2013, data in cui sono penetrati all’interno del dipartimento di farmacologia dell’università di Milano liberando 401 individui non umani: 400 topi e 1 coniglio.
Individui tra i più oppressi, poiché non subiscono solo la violenza della schiavitù, la segregazione in gabbie ma devono sottostare continuamente a torture terrificanti per una inutile concezione di estetica o salvaguardia umana.
Attivist* che, con il loro gesto, hanno voluto scoperchiare quella tomba di mistificazione che circonda la sperimentazione animale.
Una menzogna che abbraccia la totalità dei vivisettori che cercano di giustificare quello che fanno tentando di dare una spiegazione in termini di applicazioni utili, di obblighi “ontologici” in realtà lo fanno perché il controllo assoluto verso gli altri animali, la certezza dell’impunità che ne deriva gli garantiscono fama, denaro e gloria, sensazioni artificiali di compiacimento.
La distorsione che vede la tortura come atto di “doveroso” divertimento è la prova che li qualifica come soggetti pericolosi.
I signori della pseudo-scienza dell’orrore, della supremazia del camice bianco imbrattato di sangue e lacrime, tanto gelidi quanto folli (nell’accezione dispregiativa del termine cioè la mancanza assoluta di adattamento a concetti quali la comprensione, il senso di vergogna, il rispetto per esseri in quel momento indifesi) sono nascosti tra noi.
Questi “ricercatori” dalle movenze silenziose e ipocrite sono la continuazione garante del disastro, dell’annientamento dell’equilibrio fra i viventi.
Nemici assoluti della vita, affacciandosi al precipizio che hanno collaborato a scavare, saranno obbligati a rispondere di tutto questo, la loro cultura dell’abominio e della assenza totale di qualsivoglia barlume di pietà finirà e inizierà una nuova visione diametralmente opposta all’inutilità della loro religione, il dogma della superiorità inettitudine-centrica.

Nessuna dittatura è eterna, nessuna.

Sostenere con determinazione, favorire attivamente un’altra visione e altri sguardi che spazzino via la pochezza e radicata cultura del dominio, di individui-marionette manovrati da immense aziende di cristallo, di manovali sorridenti, di pedine consapevoli della diretta responsabilità all’ideologia del mercato del pane e della salute, al soldo dell’industria farmaceutica e cosmetica, dei giganti dell’alimentazione.
Come antispecist* riteniamo che il massimo contributo che si può dare alla cura e al miglioramento stesso della vita sia la completa separazione, l’allontanamento siderale da questi carnefici che alimentano la macchina della malattia e la guidano verso tunnel senza via di uscita.
La dignità e la speranza di stare bene devono necessariamente camminare insieme, con delicatezza, senza calpestare l’altrui libertà e la speranza di chi si pone, gioco forza, in terrificante sottomissione. Il presidio durato tutta la mattina è stato partecipato, rilanciando il prossimo appuntamento al 15 gennaio 2018 quando ci sarà la terza udienza.
L’iniziativa del 30 ottobre rientra nella Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista, in memoria del compagno anarchico Barry Horne, come è stato espresso più volte nel corso del presidio, e oin ricordo della liberazione di Kobane: simbolo della lotta al patriarcato, al capitalismo e ad ogni regime gerarchico.
Per la liberazione animale, e quindi totale, nessun compromesso fino a quando tutte le gabbie non saranno divelte.

English version

Anti-fascist action for animal liberation (Milan – 30/10)

On the last 30th of October several antispeciesist activists met in front of the courthouse of Milan (Italy).

They came from various cities in an independent and individual way, without any flag that could identify their origin or identity (there were only international antifascist and antispeciesist flags), and, with their presence, they wanted to offer solidarity and unconditional complicity to the comrades on trial.

Comrades who are “guilty” of a direct action which took place on the on the 20th of April 2013, when they penetrated inside the Department of Pharmacology of the University of Milan liberating 401 non human individuals: 400 mice and a rabbit.

Individuals among the most oppressed because, not only they suffer the violence of the enslavement and the segregation in cages, but they also continually have to be subjected to terrifying tortures for a useless idea of beauty or safety of human life.

Those activists, with their action, wanted to open that tomb of mystification that surrounds animal experimentation.

A lie which embrace all the vivisectionists who try to justify what they do attempting to give an explanation in terms of useful applications, “ontological” obligations, in reality they do it because the total control of the other animals, the impunity that it derives from ensure them fame, money and glory, artificial sensations of satisfaction.

The distortion which sees torture as an act of “necessary” amusement is the proof that qualify them as dangerous individuals.

The lords of the horror pseudo-science, of the supremacy of the white coat stained with blood and tears, they are as cold as crazy (in the derogatory meaning of the term namely the absolute lack of adaptation to concepts such as comprehension, sense of shame, respect for beings who are defenceless at that moment), and they are hidden among us.

These “researchers” with silent and hypocritical movements are the continuation that guarantees the disaster, the destruction of the balance between the living beings.

Absolute enemies of life, standing before the precipice which they contributed to dig, they will be obliged to answer for all this, their culture of the abomination and of the total absence of any glimmer of compassion will end and a new vision, diametrically opposite to the futility of their religion, the dogma of the ineptitude-centric superiority, will start.

No dictatorship is eternal, none.

Supporting with determination, actively promoting another vision and other looks that could wipe away the narrow-mindedness and the rooted culture of dominion, of individuals-puppet manipulated by immense crystal companies, of smiling foot soldiers, of pawns who are aware of the direct responsibility for the food and health market ideology, in the pay of pharmaceutical and cosmetic industry, of the giants of food industry.

As antispeciesists we believe that best contribution which can be given to the care and the improvement of life is the complete separation, the sidereal departure from these oppressors who feed the disease machinery and bring it toward a dead end tunnel.

The dignity and the hope to be well necessarily have to go together, carefully, without oppressing the freedom of others and the hope of those who put themselves, for absolute necessity, in terrifying submission. The sit in, which lasted all morning, was attended by a considerable number of people, setting the next event for the 15th of January 2018, when the third hearing will take place.

The initiative of the 30th of October is part of the International Week for Antispeciesist Actions, in memory of the anarchist comrade Barry Horne, as it was stated several times during the sit in and to recall the anniversary liberation of Kobane: symbol of the fight against patriarchy, capitalism and every hierarchical regime.

For animal, and therefore total, liberation, no compromise until every cage is wrecked.

#SIAA: Calendario delle Mobilitazioni

Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista: dal 30 ottobre al 5 novembre contro ogni espressione di dominio e prevaricazione!

Un’iniziativa che incoraggia i cittadini a svolgere ogni tipo di azione: dalla propaganda stradale (dipinti, manifesti, distribuzione di volantini) a laboratori/forum e dibattiti nei vari spazi di riunione affini a questa lotta, a organizzare varie azioni contro attività specifiche con gli strumenti che ogni persona può considerare opportuni, alle mobilitazioni e alle dimostrazioni di massa.
Ognun* può partecipare e sentirsi coinvolto, al fine di scuotere ogni gabbia e simbolo di schiavitù.
In ricordo di Barry Horne e di tutte le vittime umane e non umane dello specismo e del dominio.
Sia le misure individuali che collettive di lotta sono valide; dalle azioni di diffusione alle mobilitazioni.
La solidarietà tra le specie non è solo una parola scritta!

Calendario delle mobilitazioni in programma (in costante aggiornamento)

27 Ottobre – Milano: presidio contro il convegno COOP a cura di BioViolenza
30 Ottobre – Milano: Presidio Antifascista per la Liberazione Animale (italian/english)
1 – 5 Novembre – McRiot: Mobilitazione Anti-capitalista: iniziative in diverse città (Viareggio (3/11) – Brescia, Genova, Ferrara (4/11) – Milano, Bologna (5/11))
3 Novembre – Bari: dalle 19.30 proiezione del documentario Alma, presentazione del neo-collettivo N.A.M.B. (Nucleo Antispecista Militante Bari/Barese) e cena vegan in Ex Caserma Rossani (via Giulio Petroni 8/C)

English version

An international call for a week of action against speciesism, from October 30 and November 5, has been launched through social media. It encourages folks to carry out all kinds of actions, from street propaganda (paintings, posters, distribution of leaflets …) to workshops/forums and debates in your meeting spaces, to self-organizing various actions against specific businesses with the tools that each person may consider appropriate, to mass mobilizations and demonstrations. May each one be organized as it suits each one involved, and may they shake all the cages. In memory of Barry Horne and all the human and nonhuman victims of speciesism and domination.
Both individual and collective measures of struggle are valid; from diffusion actions to mobilizations.
Solidarity between species is not just a written word!

Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista (in more versions)

30 ottobre: Presidio Antifascista per la Liberazione Animale (italian/english)

Riceviamo e diffondiamo

In occasione della Settimana Internazionale per l’Azione Antispecista, comunichiamo la nostra presenza al presidio in programma lunedì 30 ottobre, presso il tribunale di Milano in solidarietà e supporto ai/alle compagn* che quel giorno subiranno la seconda udienza in merito all’occupazione dello stabulario di Farmacologia dell’Università Statale avvenuta il 20 aprile 2013, e che permise la liberazione di 400 topi e un coniglio, oltre alla diffusione di documentazioni volte ad abbattere quel muro di omertà che ancora oggi permette di giustificare lo sfruttamento animale.
Gabbie che non sono solo le quattro pareti pesanti che contengono animali costretti a soffocare negli angusti ingranaggi del nastro trasportatore, prigioni senza luce, laboratori chiusi in muri scrostati da anni di unghie lacerate, zampe mutilate, ma sono qualsiasi stanza che abbia delle “sbarre”, fossero anche mentali.
La libertà è un dovere morale che spinge l’individuo a estenderla alle moltitudini senza termini o ostacoli di specie, pelle, colore o profumo. Fino a quando vi sarà un* di noi segregato non veniteci a parlare di diritti. I nostri diritti hanno la forma della lama che li nega ad altri.
I laboratori sono pieni di esseri falciati e lapidati per i “nostri” diritti, per allungare di un giorno le vite incatenate dei “Noi” che miopi, hanno le convinzioni della fratellanza e del rispetto, un rispetto a rate e a comando.
La ricerca scientifica sulla pelle di animali non umani svolta entro mura universitarie, poi, ha molteplici valenze: considerare individui alla stregua di strumenti, di cose, di beni utilizzabili a proprio piacimento, fa dell’università luogo ove si insegna ed inculca lo specismo nelle menti degli studenti; molto spesso la ricerca qui condotta è svolta in collaborazione con grandi gruppi farmaceutici, e con contributi da parte di aziende e fondazioni private come Telethon: laddove l’università dovrebbe essere la sede di un sapere democratico e libero, ecco che questo sapere, insieme alle menti degli studenti, viene svenduto e mercificato.
Complici e solidali con chi, vittima di un sistema repressivo che criminalizza i/le liberatori/rici legittimando chi della prevaricazione animale e umana fa la propria arma di controllo e manipolazione sociale, è costretto in prigionia o ridotto a mero oggetto commerciale.
Per la liberazione totale, contro ogni forma di schiavitù e sfruttamento dell’umano sulla Terra, dell’umano sull’animale, dell’umano su altr* uman*, fino a quando ci sarà sottomissione vi sarà ribellione: in memoria di Barry Horne, Jill Phipps, Clement Meric, Remì Fraisse e di tutte le vittime di fascismo, capitalismo e specismo.

Con la volontà di voler costruire un momento di piazza indipendente, autodeterminato e autorganizzato dal basso, libero da ogni simbolo partitico e associazionista, basato sui principi di antifascismo e, quindi, antispecismo.
Contro ogni atteggiamento gerarchico e discriminatorio, per un’iniziativa volta alla liberazione totale.

Militant* Antifascist* Antispecist*

English Version

In the event and in support of the International Week for Antispeciesist Action, we communicate the performance of a sit in, planned for the 30th of October, from 9 a.m., at the courthouse of Milan in solidarity with the comrades who, on that day, are going to be subjected to the second hearing regarding the occupation of the animal facility of the Department of Pharmacology of the State University of Milan, that occurred on the 20th of April of 2013, and that led to the liberation of 400 mice and a rabbit, in addition to the disclosure of the documentation, intended to bring down the wall of silence which still allows to excuse the exploitation of animals. The cages are not just that four heavy walls that contain the animals, forced to suffocate between the narrow gears of the conveyor belt, prisons without light, labs closed between walls that have been stripped for years by lacerated nails, mutilated paws, but they are every room that has bars, even mental ones. Freedom is a moral duty that urges the individual to extend it to the multitudes, without limits or barriers, regarding the species, the skin, the color or the scent. As long as there is still one of us who is imprisoned don’t talk to us about rights. Our rights have the shape of the blade which denies them to others. Labs are full of beings who are massacred and stoned to death for our rights, to extend, up to a day, our chained lives, the lives of the “Us” who are shortsighted, and have the convictions of brotherhood and respect, a controlled and dosed kind of respect. Furthermore, scientific research through the suffering of non human animals carried out within the walls of universities, has many valences: considering individuals as tools, objects, goods which can be used as it wishes, makes university a place where speciesism is taught and instilled in students’ minds; very often research performed at the universities is carried out in collaboration with big pharmaceutical groups and grants from companies and private foundations like Telethon: where university should be the base of free and democratic knowledge, there this knowledge, along with students’ minds, is sold off and commodified.
We are complicit and in solidarity with the ones who are victims of a repressive system that criminalise liberators, legitimising those who make their weapon of control and social manipulation out of the prevarication of non human and human animals; and who are subject to imprisonment or reduced to a mere commercial item. For total liberation, against any form of slavery and exploitation of Earth by humans, of animals by humans, and of humans by other humans, as long as there is submission there will be rebellion: in memory of Barry Horne, Jill Phipps, Clement Meric, Remì Fraisse and of all the victims of fascism, capitalism and speciesism. The sit in is independent, self-determined and self-organised with a grass-root approach, free from any symbol of parties and associations, based on the principles of antifascism and, therefore, antispeciesism.
Hierarchical and discriminatory attitudes are not going to be tolerated, consequently those who don’t respect the values of an initiative which aims to total liberation are going to be banished.

The commodification of the ideals of liberation (Milan – 16/9)

Report of the conference of Contagio Antispecista at the festival Festa Antispecista (Milan – Italy)

The text that follows is the content (completed with some pictures) of the speech given by Contagio Antispecista on the 16th of September in the context of the debate Michela Vittoria Brambilla and the commodification of veganism, which took place during the gathering Festa Antispecista at the independent center for art, culture and research Macao, in Milan.
Maybe you have heard of the cease-and-desist letter, that reached the organization of the festival and the speakers of the debate, from the lawyer of the Member of Italian Parliament Brambilla, a measure which speaks for itself proving the intimidating and censoring tendency that is in every atom of our life.
We leave you with the contents of a meeting which has registered a great participation of the public.

Contagio Antispecista is not meant to be a group or a collective, it’s a platform to share and analyze information with the purpose to clarify what antispeciesism should be during a moment in history in which it is deprived of its original aspirations because and due to the fault (a direct and conscious fault) of, as it was mentioned by the previous speakers, politically indifferent derivations, infiltrations by fascists, and of the mass action of the commodification carried out by capitalism and its supporters.
This is also the reason why we are two and we introduce ourselves as spokespeople instead of speakers.
This entity doesn’t have to be identified with the individual, but with a collective work which could lead the ones who support and carry out radical antispeciesism to a wider perspective of a convergence of shared struggles.
One of the many reasons which contributed to the birth of this entity was the definition (that each one of us has) of antispeciesism.
When we talk about politically indifferent derivations (before even talking about infiltrations by fascists) there isn’t a hasty or summary judgment, but a deep critique on the perspective itself of the etymology of the words.
As we all know the term “qualunquista” (translated “politically indifferent”) has always had a negative meaning, it’s not up to us, in this context, giving this kind of labels, but the connotation of antispeciesism has taken on different meanings and especially various path to approach it.
Contagio arises exactly from this fact and particularly from the question, not from a question, but from the question: how could it have happened that a term which is so basic and simple in its understanding has undergo a constant disintegration?
We realized that the possibility of the term (intended as a concrete fight) to be attacked arose from an apparently innocent dysfunction (apparently innocent, so we prefer calling it “division”) which took place in the 80’s that is the difference between ABOLITIONISM and LIBERATIONISM.
As any liberation struggle of the past that has raised up crowds and contradictions at the beginning, also in the antispeciesist fight there was a moment when unconsciously we opened the doors to a direct and indirect collaboration with the same tools that caused oppression.
Nowadays even in radical antispeciesism it’s hard to understand this initial anomaly.
The antispeciesist fight, in order to be credible, should necessarily be unattackable and therefore lasting, and it should have a unique and clear meaning for everyone, that’s why we talk about liberationist antispeciesism and therefore about total liberation, up to arrive at one only proposition: animal liberation which encloses within itself non-human and human animals, and the context in which they live, the Earth.

All the aspects that led to a deviation of antispeciesism, for yesterday as for today, originated from that initial alteration: ABOLITIONISM antispeciesism (with all its aberrant consequences, a weak and reductionist approach to antispeciesism).

The pioneers of the ABOLITIONIST orientation were international associations like WWF and PETA, but in the last years the ABOLITIONIST orientation has found promoters and advocates in that kind of approaches similar to Leonardo Caffo’s one, and from a part of animal-rights associations like: Essere Animali, Animal Equality and Sea Shepherd which, in addition to selling off veganism as a “challenge”(through initiatives as “12 steps to veganism” or “the vegan week”) and supporting the homogenization of veganism by the industry in the wake of “for animals anything goes”, “animals are not interested in politics” and least but not last “we are their voice” and “oceans first of all”, they set up collaborations with personalities (both those involved in politics and not) who are tied to and linked to institutions, and bodies of power, in fact delegitimizing the radical, clean, pure and libertarian aspect of the antispeciesist fight, of Barry Horne memory.
These manners cause inconsistency and contradictions (which, from a libertarian perspective, are irreconcilable at this point), making the animal liberation fight “attackable” from outside, by those who sensed a mere business in the wake of a standardization in which veganism is not a political act anymore, but just the fashion of the moment or a stale farce.

Here a short parenthesis: when we talk about a political act we mean the genesis of the term political that pushed by a redemption of fight goes beyond and grows totally apart from what today is identified as political, that is party.
Opening up hence, as we all noted in the last years, to a massive presence of both politicians and parties searching for approval and easy electoral springboards (through the exploitation of the fight), and also to the increasing foundation and spread of animal-rights groups of clear xenophobic, intolerant and reactionary origin, which allowed the consolidation of fascist entities, and so a total and massive flattening of the fight: Fronte Animalista, Iene Vegane, Foresta Che Avanza, are just some examples.
Politically indifferent derivations and selling off of the ideals of liberation that find their sublimation in those commercial expressions that are intended to reduce veganism to a trademark, facilitating its incorporation and commodification by capitalism.
Derivations which always see the presence of right wing politicians as in the case of the mutual support and visibility between VEGANOK (trademark) and the omnipresent Member of Italian Parliament Brambilla.
This collaboration was renewed during the last edition of SANA (international exhibition of organic and natural products and personal showcase for Sauro Martella & Co.), who however don’t give up riding two horses considering the space for conferences given also to representatives of Movimento 5 Stelle and the presence of many stands certified by VEGANOK at the Festa de l’Unità (social-democratic celebration organized by left wing parties) in Bologna, during the same period.
To confirm and reinforce the close collaboration between ambiguous certifications committed to capital and xenophobic and fascist groups, there is the close link (in Italy) between VEGANOK and Sea Shepherd, with mutual support that increases their visibility, ridiculing those who conduct real battles for the defense of the ecosystems in general, considering also the conferences held by Paul Watson’s association about microplastics and the work led by Martella on the certification of what’s obvious, placing his trademark on foods which are vegetal by nature, but contained in numerous layers of plastic.

But this is only one of many practical aspects, because the critical issue regarding Sea Shepherd (this is not addressed to the volunteers of the association, many of them are questioning themselves) we can find it in the origins of its constitution and international collaboration: the terrifying friendship and therefore collaboration with one of the greatest American right-wing representatives, David Foreman. In a famous interview, Paul Watson, maximum expression of SS in the world, said that he considered his association as Foreman’s Navy, in addition to have contributed to the writing and distribution of one of his books.
In this book there are some of the most xenophobic theories created by American fascism: Foreman claims that the problems of the Earth are caused by immigration, and for this reason migration flows are the first cause of devastation.
Furthermore, on several occasions, Sea Shappard enlisted American marines in its fleets.
Moving to Europe we can find the famous deep friendship with Brigitte Bardot (the actress refurbished and donated him a ship), wife of a deputy of the French Front National, and who on several occasions was sentenced for her homo-transphobic, racist and sexist public statements, which she herself has defended strongly (her interviews can be found over the Internet in French newscasts).
The collaborations between SS and LAMYA ESSEMLALI, neo-fascist of the Front National, and PIERRE RAHBI famous French commentator who claims the Planet is sustainable according to a social organization based on family, better if it’s traditional and white.
Paul Watson describes Rahbi almost as his spiritual guide sharing his positions in whole.
At the beginning we mentioned the essential requirement of being as much as possible unattackable a process degraded by entities like VEGANOK which, in addition to spreading a sick idea of veganism, contribute to maintaining an anthropocentric vision of the society through the use of fetishes that resemble the abuse of animals and the sale of products which directly remind the exploitation of animals, as already mentioned in the article “Agganciati al sistema antropocentrico”.

But VEGANOK is not the only expression of the commodification of antispeciesism, there are many of them including a recent collaboration between the European Vegetarian Union (a body belonging to the European Parliament) and Unilever which provides the flood of the market with 500 products, both new and old ones, certified with the European Vegetarian Union trademark and belonging to the corporation, leader in the fields of animal experimentation, pollution, desaparecidos and land grabbing (or neocolonialism).
The radical antispeciesist fight is, as all the fights for the liberation of those who are oppressed, against (and battles all of its deviations) the delegation, and the following statement has the same meaning: delegation is against radical antispeciesist fight.
Animal liberation is credible if there is this assumption this is why we should start talking at last about total liberationism.
The system is a continuously self-fuelling leviathan, we can ask it to change a law about one of the forms of exploitation, then digesting any instance it multiplies a hundred different forms of exploitation.
We remind all those present that the second hearing of the trial against the comrades who released 400 slaves imprisoned at the Department of Pharmacology of the University of Milan will take place on the 30th of October at 9.00 a.m.
So we call for the creation of an antifascist sit-in of solidarity which, from the square, could express a clear message (considering also the infiltrations in the sit-in organized on the occasion of the first hearing): fascists out of the antispeciesist fight!”

Italian version

Presidio contro Benetton (comunicato in supporto alla R.I.E.D.P.M.)

Il fenomeno land-grabbing, o neo-colonialismo, è tra le principali cause di schiavitù umana e animale espresse dal capitalismo moderno.
Uno strumento di persecuzione utilizzato da diverse multinazionali allo scopo di assicurarsi il dominio sulle terre, spesso rappresentate da foreste primordiali, da convertire in monocolture intensive, aree industriali, allevamenti.
Un processo che vede complici anche molte aziende italiane, come la famiglia Benetton, che negli ultimi 40 anni ha colonizzato (attraverso varie forme di repressione delegate a terzi) 960.000 ettari della Patagonia argentina convertiti in pascoli per l’allevamento/schiavitù di 260.000 ovini 9.700 bovini e 1.000 cavalli. Area, questa, dalla quale proviene il 10% della lana prodotta dalla multinazionale in questione: circa 1.300.000 kg ogni anno.
Repressione che ha colpito e sta colpendo il popolo Mapuche, in una zona tristemente nota per il sempre crescente numero di desaparecidos vittime di regimi oppressivi spesso dettati dal capitalismo, come denunciato dalla Rete Internazionale in difesa del popolo Mapuche in merito alla recente scomparsa del compagno Santiago Maldonado e di cui riportiamo un’estratto dall’appello diramato.

Il 1 agosto 2017 nel Pu lof en resistencia a Cushamen, comunità mapuche in Argentina, c’è stata una violenta irruzione senza mandato di oltre cento gendarmi, che sono entrati sparando pallottole di gomma e piombo nella comunità, ed hanno sequestrato un solidale, Santiago Maldonado. Da quella data, di Santiago non si sa nulla. Per settimane lo stato ha negato la sua responsabilità per quanto successo.
Il territorio nel quale Santiago è scomparso, per lo stato argentino è di proprietà del gruppo Benetton, in realtà è terra che lo stato ha strappato alle popolazioni indigene durante la conquista del deserto(1872-1884), genocidio finanziato da compagnie inglesi che, a fine invasione, hanno ricevuto enormi quantità di territorio che Benetton ha comprato negli anni ’90.
Più i giorni passano e maggiore risulta il coinvolgimento di Benetton nella sparizione di Santiago Maldonado.
Pertanto invitiamo individualità, gruppi, spazi a manifestare il giorno 30 settembre 2017 nei vostri territori, secondo le forme e modalità che voi sceglierete. Chiediamo cortesemente che nelle attività non vi siano bandiere di partito.

Per la liberazione immediata di ogni vittima e schiav* del capitale, della Terra e dei/delle sue abitanti da ogni dinamica di dominio e prevaricazione, le seguenti realtà sostengono e aderiscono (come già fatto dal Collettivo antispecista ed antifascista torinese e la F.A.I. di Torino lo scorso 15 settembre con un presidio in città) alla manifestazione che si terrà il prossimo 30 settembre a Milano: dalle ore 15 alle ore 18 davanti al negozio Benetton di Corso Buenos Aires 19, angolo San Gregorio.

Contagio Antispecista
Collettivo antispecista ed antifascista torinese
Brescia Antispecista
Earth Riot
Agripunk
Oltre la Specie
Resistenza Animale
Antispecist* Libertar* Ferrara

Le altre iniziative in programma.

Relazione del Contagio alla Festa Antispecista

Quanto segue sono i contenuti (integrati da qualche contributo fotografico) dell’intervento tenuto da Contagio Antispecista lo scorso 16 settembre nell’ambito della conferenza Michela Vittoria Brambilla e la mercificazione del veganismo, che ha avuto luogo nel corso della Festa Antispecista ospitata dal Macao di Milano.
Forse avrete saputo della diffida pervenuta alle realtà organizzatrici del festival e ai/alle relatori/relatrici della suddetta conferenza da parte dell’avvocato dell’onorevole Brambilla, un provvedimento che si commenta da solo confermando la tendenza intimidatoria e di censura che ormai alberga in ogni atomo della nostra vita.
Vi lasciamo ai contenuti di un appuntamento che ha visto una grande partecipazione.

Il Contagio non nasce come gruppo o collettivo, ma come piattaforma di scambio e approfondimento con l’obiettivo di fare chiarezza su ciò che dovrebbe rappresentare l’antispecismo, in un momento storico nel quale viene quotidianamente lapidato dalle sue istanze originarie a causa e per colpa (colpa diretta e consapevole) di, come già accennato dai precedenti relatori, derivazioni qualunquiste, infiltrazioni fasciste e dell’opera massificata della mercificazione condotta dal capitalismo e della sua dirigenza sodale.
Questo è anche il motivo per cui siamo in due e ci presentiamo come portavoce piuttosto che come relatori.
Questa realtà non va identificata nelle singole persone, ma in un lavoro collettivo che possa portare chi sostiene e conduce l’antispecismo radicale a una prospettiva più ampia di convergenza di lotte condivise.

Uno dei tanti motivi che ha contribuito alla nascita di questa realtà è stata proprio la definizione (che ognuno di noi ha) di antispecismo.
Quando parliamo di derivazioni qualunquiste (prima ancora di infiltrazioni fasciste) non vi è giudizio sommario o superficiale, ma critica profonda all’aspetto stesso dell’etimologia dei termini.
Come tutti sappiamo il termine qualunquista ha sempre avuto accezione negativa, non sta a noi in questo ambito dare etichette di questo tipo, ma la connotazione di antispe ha assunto diverse significati e sopratutto molteplici strade di avvicinamento allo stesso.
Il Contagio nasce proprio da questo e in particolare dalla domanda, non da una domanda, ma dalla domanda: come è potuto succedere che un termine tanto fondante e semplice nella sua comprensione abbia subito una costante disintegrazione?
Ci siamo resi conto che l’attaccabilità del termine (intesa come lotta concreta) è nata da una disfunzione apparentemente innocente (ecco perché preferiamo definirla divisione) avvenuta negli anni 80, ovvero la differenza tra ABOLIZIONISMO e LIBERAZIONISMO.
Come tutte le lotte di liberazione del passato che hanno inizialmente sollevato masse e contradizioni, anche nella lotta antispecista vi è stato un momento in cui inconsapevolmente abbiamo aperto le porte ad una collaborazione diretta e indiretta con gli strumenti stessi che generavano oppressione.
Oggi anche nell’antipsecismo radicale si fa fatica a distinguerne questa iniziale anomalia.
La lotta antispecista dovrebbe necessariamente, per poter essere credibile, inattaccabile e quindi duratura, avere un’accezione unica e chiara per tutti, ecco perché parliamo di antispecismo liberazionista e quindi di liberazione totale, sino a giungere ad una sola proposizione: liberazione animale che racchiude in se la liberazione degli altri animali, degli esseri umani e del contesto in cui vivono, la Terra.

Tutti gli aspetti che hanno portato ad una deriva dell’antispecismo, ieri come oggi, partono tutti da quella alterazione iniziale: l’antispe ABOLIZIONISTA (con tutte le sue abberranti conseguente, debole e riduzionista).

Pionieri della tendenza ABOLIZIONISTA furono associazioni di stampo internazionale come WWF e Peta, ma che negli ultimi anni ritrova fautori e sostenitori in quegli approcci di stampo caffiano e da parte di associazioni animaliste come Essere Animali, Animal Equality e Sea Shepherd che, oltre a svendere il veganismo come “prova” (attraverso iniziative come “i 12 passi” o la “settimana vegana”) e sostenendo l’omologazione dello stesso da parte dell’industria sulla scia del “per gli animali va bene tutto”, “agli animali non interessa la politica” e dulcis in fundo “noi siamo la loro voce” e “gli oceani prima di tutto”, stringono collaborazioni con personaggi (politici e non) legati e collegati ad istituzioni ed organi di potere, delegittimando di fatto l’aspetto radicale, pulito, cristallino e libertario della lotta antispecista, di Barry Horne memoria.

VeganFest 2017, conferenza sul “benessere animale”, da sinistra: presentatore, Giulia Innocenzi, Renata Balducci, esponente di Animal Equality, esponente di Essere Animali.

Modalità queste che generano incoerenze e contraddizioni (che, da una prospettiva libertaria, ad oggi, sono ormai insanabili), rendendo la lotta per la liberazione animale “attaccabile” dall’esterno, da chi ne ha fiutato un mero affare economico sulla scia di una standardizzazione che vede il veganismo non più come atto politico, ma come moda del momento o commedia stantia.
Qui una piccola parentesi: quando si parla di atto politico si intende la genesi del termine politico che spinto da un riscatto di lotta esula e si estranea totalmente da ciò che oggi viene identificato come politico, ovvero partitico.
Aprendo così, come tutti abbiamo potuto notare in questi anni, ad una massiccia presenza da parte sia di politici e partiti alla ricerca (attraverso la strumentalizzazione della lotta) di consensi e facili trampolini elettorali, che alla costituzione e diffusione sempre maggiore di gruppi animalisti di chiara matrice xenofoba, intollerante e reazionaria, che hanno permesso il consolidarsi delle realtà fasciste, e quindi un totale appiattimento massificato della lotta: Fronte Animalista, Iene Vegane, Foresta che avanza sono solo alcuni esempi.

Derive qualunquiste e svendita degli ideali di liberazione che trovano la loro sublimazione in quelle espressioni commerciali volte a ridurre il veganismo ad un marchio, agevolandone l’assorbimento e la mercificazione da parte del capitalismo.
Derive che vedono sempre la presenza di politici di destra come nel caso del reciproco supporto e visibilità tra Vegan Ok e la onnipresente on. Brambilla.
Collaborazione che è stata rinnovata anche nel corso della recente edizione del SANA (vetrina personale di esposizione per Martella & Co.), che però non rinunciano a tenere piedi in più scarpe considerando lo spazio conferenziale offerto anche ad esponenti del M5S e la presenza di vari stand certificati Vegan Ok alla festa de l’Unità di Bologna, sempre nello stesso periodo.

A confermare e rafforzare la stretta collaborazione tra certificazioni ambigue votate al capitale e gruppi di stampo xenofobo e fascista, c’è lo stretto collegamento (in Italia) tra Vegan Ok e Sea Shepherd, con un sostegno reciproco che ne aumenta la visibilità, ridicolizzando chi conduce lotte reali per la salvaguardia degli eco-sistemi in generale, considerando, anche, le conferenze tenute dall’associazione di Watson sulle microplastiche e il lavoro condotto da Martella di certificazione dell’ovvio, apponendo il proprio marchio su alimenti per natura vegetali, ma imprigionati in vari strati di plastica.
Ma questo è solo uno dei tanti aspetti pratici, perché la criticità in merito a Sea Shepherd (che non è rivolta ai/alle volontar* dell’associazione in merito, molti dei quali si stanno facendo delle domande) la possiamo ritrovare nelle origini della sua fondazione e collaborazione internazionale: la terrificante amicizia e quindi collaborazione con uno dei massimi esponenti della destra americana, David Foreman. In una nota intervista P.W. massima espressione di SS nel mondo disse che considerava la sua associazione come la “marina militare” di Foreman, oltre ad aver contribuito alla stesura e diffusione di uno dei suoi libri.
In questo libro vi sono tra le tesi più xenofobe che il fascismo americano ha partorito: Foreman sostiene che i problemi della Terra sono colpa dell’immigrazione, e per questo i flussi migratori sono la prima causa di devastazione.
Inoltre SS in più occasioni ha arruolato marines americani nelle sue flotte.
Spostandci in Europa possiamo trovare l’amicizia profonda ormai nota con Brigitte Bardot (l’attrice gli ha regalato-ristrutturato una nave) moglie di un deputato del Front National francese, e che più volte è stata condannata per sue dichiarazioni pubbliche omotransfobiche, razziste e sessiste che lei stessa ha rivendicato con energia (le sue interviste si possono trovare sul web nei telegiornali francesi)
Le collaborazioni di SS con LAMYA ESSEMLALI neofascista del FN e con PIERRE RAHBI noto opinionista francese che afferma che il Pianeta è sostenibile secondo un’organizzazione sociale basata sulla famiglia, meglio se tradizionale e bianca.
Paul Watson definisce Rahbi quasi la sua guida spirituale condividendone in toto le sue posizioni.
All’inizio abbiamo accennato all’imprescindibile necessità di essere il più possibile inattaccabili, un processo lapidato da realtà come Vegan Ok che, oltre a diffondere un’idea malsana di veganismo, contribuisce a mantenere viva e vitale una visione antropocentrica di società attraverso l’utilizzo di feticci che rimandano alla prevaricazione animale e la vendita di prodotti che ne ricordano direttamente lo sfruttamento, come già affrontato nell’articolo Agganciati al sistema antropocentrico.
Ma Vegan Ok non è la sola espressione di mercificazione dell’antispecismo, ve ne sono molte tra cui una recente collaborazione tra la EVU (organo appartenente al Parlamento Europeo) e la multinazionale Unilever che prevede l’inondazione del mercato con 500 prodotti, nuovi e non, certificati con tale marchio e appartenenti alla corporation leader in ambito di sperimentazione animale, inquinamento, desaparecidos e land grabbing (o neo colonialismo).

La lotta antispecista radicale è, come tutte le lotte di liberazione di chi è oppresso, contro (e ne combatte tutte le sue devianze) la delega, e la proposizione ha lo stesso significato: la delega è contro la lotta antispecista radicale.
La liberazione animale ha credibilità se vi è questo assunto ecco perché bisognerebbe iniziare finalmente a parlare di liberazionismo totale.
Il sistema è un leviatano che si autoalimenta in continuazione, possiamo tranquillamente delegarlo a cambiare una legge sugli sfruttamenti che lui digerendone qualsiasi istanza ne moltiplica centinaia di altre.

Ricordiamo a tutti i presenti che la seconda udienza del processo contro i/le compagn* che hanno liberato 400 schiavi detenuti nel reparto di farmacologia di Milano si terrà il prossimo 30 0ttobre alle 9.
Lanciamo quindi un appello per la costituzione di un presidio solidale antifascista che dalla piazza possa esprimere un chiaro messaggio (considerando anche le infiltrazioni al presidio organizzato in occasione della prima udienza): fuori i fascisti dall’antispecismo!

English version

Rilanciata dal canale Insurrection News